Roma, 16 gen – L’Italia si sta avviando verso un sistema di autonomie regionali e di decentramento dei poteri e della fiscalità molto accentuati, quello che alcuni osservatori e studiosi hanno criticamente definito la “secessione dei ricchi”. Un sistema che nasce dalla pressione autonomista esercitata da alcune regioni del Nord Italia (Veneto e Lombardia in testa) e che ha alla sua origine una presunta questione settentrionale, che surclassa e rimuove quella meridionale. Il presupposto sta in un pregiudizio elevato a sentenza inappellabile secondo cui il Sud è un tutt’uno inestricabile di clientelismo, malavita, carenze infrastrutturali e strutturali tali da costituire un freno insostenibile per la locomotiva del Nord. Uno dei bersagli più gettonati della vulgata del sistema clientelare e assistenzialista del Sud (che per questo non decolla) è stata la Cassa per il Mezzogiorno. Quella Cassa la cui storia viene ricostruita da Luigi Scoppola Iacopini nel libro “La Cassa per il Mezzogiorno e la politica. 1950-1986”, (Laterza, 2019, 319 pagine, 20,40 euro). Come risulta chiaro già nel titolo, la storia di questo ente viene ricostruita attraverso i legami che la Cassa per il Mezzogiorno ha intrecciato con la politica e i diversi governi repubblicani in trentasei anni di attività. (SEGUE)