Roma, 16 gen – Una ricerca seria e accurata, in buona parte inedita, che fornisce un profilo non scontato su una istituzione che spesso e superficialmente è stata licenziata come esperienza negativa nella sua interezza. La ricostruzione di Iacopini e le fonti storiche alle quali fa riferimento riportano un po’ di giustizia e obiettività, spiegando come almeno nel primo ventennio e fino alla fine degli anni Sessanta, la Cassa ebbe un impatto positivo per il Sud Italia, poiché si dimostrò strumento agile, all’avanguardia per i tempi, di integrazione e valorizzazione delle risorse ordinarie per il Mezzogiorno, in un rapporto sano, positivo e virtuoso con il mondo politico. Il declino si fa via via più evidente all’indomani dell’istituzione delle Regioni, ma è soprattutto negli anni Ottanta che la Cassa finì per manifestare pesanti effetti discorsivi sullo sviluppo del Sud, a causa di quelli che Iacopini considera errori di valutazione della politica, essa stessa divenuta inadeguata e dominante sull’autonomia della Cassa, le cui risorse finivano man mano per essere non più aggiuntive, ma sostitutive di quelle ordinarie dei vari ministeri. Dunque sta lì, nel rapporto istituzione-politica, il vero problema della Cassa e la causa del suo epilogo fallimentare, poiché la Cassa nasce e si dimostra strumento efficace fino a quando una politica cattiva e vorace non ne snatura il ruolo tramutandola in un moltiplicatore dei ritardi e degli handicap del nostro Mezzogiorno. (Ema)