Roma, 16 gen – La bocciatura da parte della Camera dei Comuni dell’accordo
negoziato dal primo ministro Theresa May con Bruxelles, aumentando l’incertezza
su quando e secondo quali modalità avverrà la Brexit, avrà “un impatto immediato
su sterlina e fiducia dei consumatori, che restano vicine ai minimi rispetto al
periodo pre-Brexit; l’incertezza tiene giù anche gli investimenti, rischiando di
compromettere le prospettive di crescita dell’economia nel medio e lungo
periodo”. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi Confindustria. “Ne
risentiranno le imprese esportatrici italiane (ed europee) che rischiano di
vedere ridotti i volumi di beni rivolti al mercato britannico; in ballo ci sono
circa 23 miliardi di euro – sottolineano ancora gli esperti di viale
dell’Astronomia – Più difficili sono anche le scelte strategiche delle imprese
multinazionali che hanno scelto il Regno Unito come base logistica e sono parte
di catene del valore distribuite tra UK ed UE: l’approvazione dell’accordo
avrebbe quantomeno incanalato la Brexit su binari certi e traiettorie più
delineate”. La prolungata incertezza potrebbe far allontanare alcune
multinazionali dal Regno Unito, costituendo un’opportunità per altri paesi
europei di attrarle nelle loro economie: il Csc stima che per l’Italia gli
investimenti diretti esteri potenziali extra potrebbero generare un aumento del
Pil di 5,9 miliardi di euro annui, ovvero lo 0,4%; ma ciò “non è comunque da
considerarsi compensativo dei rischi e degli effetti negativi legati alla Brexit”
sottolinea ancora il Centro studi Confindustria, anche perché “le opportunità che
si sono presentate e si stanno presentando in corrispondenza di un avvenimento
così epocale come la Brexit trovano però l’Italia impreparata a coglierle per
ragioni di ordine strutturale e istituzionale”, come il fatto che siamo
diventati, insieme al Regno Unito, “il secondo paese tra i più critici rispetto
all’attuale architettura istituzionale dell’Unione, con una maggioranza di
governo che a tratti non ha esitato a porsi in modo antagonista rispetto alla
Commissione europea, soprattutto durante le negoziazioni legate all’approvazione
della Legge di bilancio”. (SEGUE)