Roma, 21 gen – Alla petizione #NotInMyTank aderisce una coalizione di associazioni di Belgio (Fédération Inter-Environnement Wallonie), Bruxelles (Trasporti e ambiente), Francia (Amis de la Terre e Canopeé), Germania (Deutsche Umwelthilfe e Nabu), Italia (Legambiente), Portogallo (Zero), Spagna (Ecologistas en Acción), Svezia (Società svedese per la conservazione della natura), e Paesi Bassi (Milieudefensie / Friends of the Earth Paesi Bassi). La campagna #NotInMyTank, supportata dalla piattoforma SumOfUs, ha per simbolo un orango ed è stata pensata per accendere i riflettori sull’olio di palma usato anche nei biocarburanti, per informare e sensibilizzare i cittadini – l’87% degli italiani non sa di mettere questa materia prima nei propri serbatoi quando va a fare rifornimento (dato sondaggio Ipsos) – e invitarli a firmare la petizione lanciando così, tutti insieme, un messaggio forte e chiaro alla Commissione Europea. L’Italia, dopo la Spagna, è il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma in tutta Europa: nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi, la Penisola ha raffinato l’83% di questo olio vegetale responsabile della deforestazione delle foreste equatoriali e della riduzione di biodiversità. L’ENI, con la bioraffineria a Porto Marghera a Venezia, è oggi il principale cliente italiano dei produttori mondiali di olio di palma. Legambiente ricorda che con l’espansione delle piantagioni di palme da olio, milioni di ettari di foresta pluviale sono stati infatti stati distrutti per soddisfare la sete europea di olio di palma. E con essi spariscono specie di animali uniche, come gli oranghi, a rischio d’estinzione, che vivono nelle foreste del Borneo, tra Malesia e Indonesia. Ogni giorno, a causa della deforestazione da olio di palma, muoiono 25 orango. Questi primati non hanno più di che nutrirsi e, quando si avvicinano ai frutti delle palme, vengono uccisi. E con loro un gran numero di specie che abitano le foreste del Sud-Est Asiatico. (red)