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FRANCIA, CESTARI (CAMCOM ITALIA-AFRIC): DANNO PER IMPRESE ITALIANE

it@withub.it by it@withub.it
23 Gennaio 2019
in Archivio News dal mondo
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Roma, 23 gen – “Mi dispiace ascoltare certe dichiarazioni da parte di politici che non hanno mai messo piede in Africa, in questi Paesi dove c’è il franco CFA. Con l’introduzione dell’euro è stato stabilizzato il franco CFA, che non ha problemi di fluttuazione monetaria. Quando la Guinea anni fa ha deciso di uscire fuori dal CFA, ha avuto immediatamente un indebolimento dell’economia finanziaria quindi fu costretta a rientrare di nuovo nel club dei 14 Paesi. E’ vero anche che Macron ha fatto una serie di tour in questi Paesi, proponendo loro di fare osservazioni per migliorare il rapporto tra questi Paesi e la Francia. La stabilità della moneta favorisce anche le imprese italiane. Quando un imprenditore italiano fa un’offerta per una gara a questi governi ha delle garanzie perché la moneta è stabile”. Così Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio Italia-Africa, a Radio Cusano Campus. E aggiunge: “Le critiche fatte alla Francia sono includenti, ingenue e incomprensibili. La Francia fa il suo lavoro e noi non possiamo andare a criticare quello che fanno in Africa. Se vogliamo sottrarre aree agli imprenditori francesi dobbiamo lavorare meglio di loro. Il nostro governo deve accompagnare le imprese in queste aree di mercato, dimostrare all’Africa che anche l’Italia può fare la sua parte aiutando loro a svilupparsi e allo stesso tempo anche le nostre imprese. Nelle imprese italiane in Africa lavorano gli africani. E’ fondamentale dialogare, far crescere e formare i giovani di quel continenti”. E lamenta: “Già ci sono le ripercussioni. Quando noi ci inimichiamo un Paese amico e dobbiamo competere su questi mercati a volte alleandoci con le imprese francese, bisogna ragionare in una maniera completamente differente. L’Europa dovrebbe avere un unico obiettivo. Sono delle inutili critiche che non producono risultati positivi. Inviterei i nostri rappresentanti ad andare di più in Africa”. (red)

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