Roma, 23 gen – Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervenuto in Senato, per la sua relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia, auspica “che si possa inaugurare una stagione di riforme condivise, che siano frutto di un confronto dialettico, senza scontri inutili e dannosi”: questo anche perché “le riforme fatte in precedenza” dai governi precedenti “sono state fatte troppo di fretta”. Per esempio, nel corso del 2019 è prevista una riforma che punti ad accorciare sensibilmente i tempi dei processi: “L’impegno del mio dicastero per garantire un servizio in grado di produrre decisioni in tempi congrui e ragionevoli, evitando che l’accesso al processo civile si trasformi in una richiesta di giustizia costantemente negata, è e dovrà essere assoluto – dice Bonafede – E’ così che si produce la sfiducia dei cittadini e la diffidenza degli investitori stranieri”. Tra un anno entrerà in vigore anche la riforma della prescrizione, che non si applicherà più dopo che sarà stata emessa la sentenza di primo grado in un processo: “A chi dice che lo stop alla prescrizione produrrà un ulteriore aumento dei tempi dei processi – risponde Bonafede – garantisco che è in programma un intervento strutturale sulle cause che sono all’origine delle lungaggini del processo, tra cui l’ampliamento del personale”. Ed entro la fine di febbraio arriverà anche un disegno di legge delega sulla riforma del rito civile, per semplificare i procedimenti. Il ministro Bonafede loda poi la magistratura, “il cui livello è tra i migliori in Europa. Consapevole di questo, ho ritenuto di dare sempre più nuovo impulso all’ispettorato per capire chi all’interno di una categoria altissima porta un danno al servizio giustizia e quindi ai cittadini”. Alcuni dati però mettono in evidenza i problemi che ancora insistono sulla situazione delle carceri italiane: al 21 gennaio scorso infatti, nei penitenziari italiani vi erano 59947 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 50.569, con un indice di sopraffollamento del 127,10%. Allarmante anche il conto dei suicidi avvenuti all’interno delle strutture carcerarie, 61 nel corso del 2018, di cui 31 di italiani e 30 di cittadini stranieri, più 4 suicidi da parte dio agenti della polizia penitenziaria. Ultimo accenno dedicato alle altre leggi riguardanti la giustizia e in procinto di essere discusse, quella sul voto di scambio e quella sulla legittima difesa: “ci sta lavorando il Parlamento, è in atto un confronto franco e costruttivo all’interno del governo. I tavoli di confronto con gli addetti ai lavori, con i magistrati e gli avvocati possono dare un contributo fondamentale”.
(Sis)