Nel giorno in cui invia una lettera ai presidenti dei Parlamenti dell’Ue per chiedere “che ci aiutino a trovare la verità”, Roberto Fico non nega il mantenimento di “rapporti consolidati” con l’Egitto. Ma il presidente della Camera, che domani sarà a Fiumicello, il paese natale dove Giulio Regeni verrà ricordato a tre anni dalla scomparsa, ribadisce, in una intervista a La Stampa: “A chiedere la verità c’è una famiglia, prima di tutto, e c’è uno Stato”. E della decisione del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone di iscrivere cinque ufficiali egiziani nel registro degli indagati dice: “Un atto forte, che come istituzioni dobbiamo interpretare e raccogliere, dando alla Procura tutto il nostro sostegno. Questo stallo non è più accettabile”. Per la denuncia di Alessandra Ballerini, legale dei Regeni, su presunte pressioni da parte egiziana sul loro consulente legale al Cairo parla di “segnale preoccupante”. E aggiunge: “Ha fatto bene il Parlamento europeo, con la risoluzione approvata a dicembre, a chiedere tutela per i consulenti egiziani della famiglia Regeni”. Quindi evidenzia che “è un momento in cui c’è particolare attenzione da tutti i livelli istituzionali e si sta ragionando sui prossimi passi. Ci tengo a dire che le istituzioni stanno lavorando insieme”. Poi parla del suo incontro con il presidente egiziano Al Sisi: “E’ stato incentrato esclusivamente sul caso di Giulio Regeni. E mi ha ascoltato con attenzione”, “l’Italia ha sicuramente rapporti consolidati con l’Egitto e attori economici estremamente rilevanti in tutta l’area. Però come ho detto al Cairo fare impresa, avere rapporti commerciali, non è qualcosa che può essere scisso da quello che accade intorno, dalla situazione dei diritti umani, e anche dalla mancanza di questa verità. Non ci si può voltare dall’altra parte” e “posso assicurarvi che Luigi Di Maio vede il caso Regeni esattamente nello stesso modo. Sarà lui, insieme al governo, a fornire risposte sullo stato dell’arte delle relazioni fra Italia e Egitto”. Sottolinea anche che la sua decisione di interrompere i rapporti con il Parlamento egiziano ha “avuto un seguito. Penso alla risoluzione del Parlamento europeo, alle dichiarazioni di parlamentari ed europarlamentari, ma anche alla convocazione dell’ambasciatore egiziano da parte del ministro Moavero”. (24 gen – red)