Roma, 24 gen – La Corte Europea di Strasburgo, con una sentenza nei confronti dello Stato italiano, a seguito di due ricorsi presentati dai cittadini italiani per aver consentito, con i numerosi decreti salva-Ilva, allo stabilimento di inquinare la città di Taranto ha affermato che “le Autorità nazionali non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire l’effettiva tutela del diritto delle persone interessate al rispetto della loro vita privata”. L’acciaieria Ilva di Taranto costituisce il più grande stabilimento d’Europa: in amministrazione straordinaria dal 2015, dal novembre 2018 viene acquisita dal colosso ArcelorMittal. Sulle emissioni tossiche di diossina dell’acciaieria pesa dal 2013 un procedimento penale. Secondo Francesco Boccia, ex presidente della Commissione Bilancio della Camera, la Corte di Strasburgo “ha confermato la correttezza delle tesi di chi si è sempre battuto in questi anni per la salute della popolazione che vive a ridosso delle aree a rischio inquinamento causato dalla ex Ilva. Chi vuole dividere salute e lavoro commette un errore mortale. Le battaglie pugliesi per l’ambiente non sono state vane. Un governo e un partito attenti cercano di tutelare sempre e comunque la salute raccordandosi in ogni scelta con i cittadini coinvolti da quel modello produttivo. Appare, anche alla luce della decisione della Corte di Strasburgo, che la decarbonizzazione sia una strada obbligata. Questa è una lezione per tutti: per chi sottovaluta l’impatto ambientale di alcune produzioni industriali e per chi combatte contro l’Europa a prescindere. Il governo Conte deve ora essere conseguente rispetto a una decisione così chiara e dirci cosa intende fare sulla decarbonizzazione”.