Roma, 27 gen – Vittorio Storaro disegna con la luce, scrive con la luce, suona con la luce. Lo ha fatto per Bernardo Bertolucci, per Francis Ford Coppola, per Woody Allen. Ha vinto tre Oscar come miglior direttore della fotografia; un Gran premio al festival di Cannes, un David di Donatello, sei Nastri d’ argento, un Golden Globe. Lo ha intervistato oggi ll Giorno, in occasione del primo Festival degli effetti visivi, e, del festival, il celebre direttore della fotografia dice: “È importante perché fa circolare idee. E perché permette alle persone di incontrarsi: appassionati, tecnici, specialisti”. Del o cambiamento degli effetti speciali visivi ha sottolineato: “Sono migliorati, e sono diventati meno costosi. Se si pensa che siano cose da cinema americano, si sbaglia. Ormai gli effetti speciali digitali sono abbordabili anche da produzioni a budget medio-piccolo. Non vanno adoperati con timore”. Poi sulle produzioni italiane commenta: “Sono quasi tutte commedie fatte in casa, due stanze e cucina, filmate in modo scarno, se non sciatto”. E confessa: “Oggi vorrei lavorare con un regista giovane; ma mi trovo benissimo con due giovani ottantenni, Carlos Saura e Woody Allen”, “sto andando a Gand, in Belgio. Lì, insieme a Dante Ferretti, faremo un progetto legato al Cenacolo di Leonardo da Vinci: lo ricostruiremo in forma di tableaux vivents; Dante Ferretti ricostruirà la stanza, io illuminerò la ricostruzione. Sono strafelice di farlo: insieme alla Vocazione di San Matteo, il Cenacolo di Leonardo è il quadro che ha significato di più per me”. (Kgn)