“Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo sono tre uomini della Rai, uso il presente perché il loro ricordo è, e deve rimanere, sempre vivo dentro di noi”. Così l’Amministratore delegato, Fabrizio Salini, oggi a Trieste per la cerimonia di commemorazione dei tre inviati Rai uccisi a Mostar da una granata nel 1994, mentre stavano realizzando un reportage per il Tg1. Presenti anche i familiari dei tre operatori dell’informazione, il direttore della TgR, Alessandro Casarin, il direttore della sede Rai di Trieste Guido Corso, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti locale, Cristiano Degano, il presidente dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia, Carlo Muscatello e il presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti. “Come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, di cui tra poco ricorrerà il venticinquesimo anniversario della scomparsa, ci hanno lasciato un bene che dobbiamo custodire gelosamente: la missione della Rai come Servizio pubblico – ha dichiarato Salini -. La loro scelta di girare un servizio sui bambini orfani, vittime indifese della guerra civile balcanica, mettendo a rischio la propria vita, è simbolica per noi che lavoriamo in un’azienda alla quale dobbiamo rispetto e della quale dobbiamo andare orgogliosi”. “Con il loro lavoro – ha concluso Salini – ci hanno indicato che la Rai migliore è quella che ha coraggio, quella unita, capace di onorare i valori del Servizio pubblico e del nostro contratto di servizio. Siamo in un momento di grandi cambiamenti, l’Azienda sta provando dopo tanti anni a evolversi e a diventare più moderna. Non sarà un percorso facile, ne sono consapevole, ma sono certo che riusciremo nell’impresa e assicuro che tutti noi in Rai avremo ogni giorno come obiettivo quello di essere degni del coraggio e della passione di Marco, di Alessandro e di Dario”.