Da caso politico a caso giudiziario: così si sta trasformando la questione immigrazione in Italia. Da una parte l’attualissima vicenda della nave Sea Watch, da sette giorni ormai ancorata a un miglio dal porto di Siracusa con 47 migranti a bordo senza l’autorizzazione allo sbarco. Dall’altra quella, risalente alla scorsa estate, della nave Diciotti, che vide 177 migranti costretti per giorni in condizioni analoghe e per la quale è arrivata in Senato la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona. Questa mattina Salvini, in una lettera al Corriere della Sera, ritratta almeno parzialmente la volontà, dichiarata tempo addietro, di voler rinunciare all’immunità, ma spiega che “I giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno. In altre parole, è una decisione che non sarebbe stata possibile se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale”.Pertanto, spiega il vicepremier “dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona” perché “il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico”. L’esito del voto rimane tuttavia in bilico: da una parte c’è Forza Italia che garantisce che voterà no, dall’altra un Movimento 5 Stelle spaccato, visto che nello Statuto è previsto il voto favorevole all’autorizzazione a procedere. Nel frattempo però come detto si apre un altro fronte giudiziario: i responsabili della Sea Watch infatti hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per sapere “se il governo italiano, impedendo lo sbarco, stiamo violando i diritti fondamentali delle persone soccorse da Sea Watch 3” e in particolare il diritto dei migranti a bordo “di non ricevere trattamenti inumani e degradanti come da articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani”. La Corte di Strasburgo però non ha accolto la richiesta, limitandosi a chiedere al governo italiano “di prendere tutte le misure necessarie, al più presto, per fornire a tutti i richiedenti adeguate cure mediche, cibo, acqua e forniture di base, se necessario. Per quanto riguarda i 15 minori non accompagnati a bordo, il governo è richiesto di fornire un adeguato legale assistenza (ad esempio tutela legale). Il governo italiano è inoltre invitato a tenere la Corte regolarmente informato degli sviluppi della situazione dei richiedenti “.