Roma, 29 gen – “Unirsi in Italia per poi dividersi in Europa significherebbe non incidere su politiche e risorse. Chiunque dovesse diventare il nuovo segretario del PD e qualunque fosse il numero di adesioni al Manifesto di Calenda, dovrà essere chiara, e venire annunciata prima della tornata elettorale, la famiglia europea di appartenenza, condizione imprescindibile per riuscire a pesare in Europa e attivare un processo di riforma e rifondazione non più rinviabile”. Lo dichiara Andrea Cozzolino, eurodeputato del PD. “L’esito del voto europeo è proporzionale, e non corrisponde agli schieramenti interni a un Paese: allargare il PD e presentare una lista di ampio consenso, salvo poi trovarsi separati in Europa tra chi va nel Gruppo dei Socialisti&Democratici e chi va nell’ALDE, significherebbe non avere comunque la forza dei numeri necessaria per influire veramente sulle decisioni e sulle risorse comunitarie – prosegue – E trovarsi in minoranza in Europa significherebbe, soprattutto, consegnare il nostro Paese o a un PPE attento più alla contabilità che alle persone, promotore di un’austerità ancora maggiore rispetto al Patto di stabilità e che già oggi mira a far pagare ai cittadini le scelte dei propri Governi, oppure a forze che, incuranti delle conquiste dell’Unione finora, spingono per dividersi e dividere, con conseguenze che possiamo già capire guardando all’esperienza Brexit. Due, quindi, i nodi essenziali: i numeri della rappresentanza nello stesso Gruppo del Parlamento europeo (oggi, quello dei Socialisti&Democratici) e la partecipazione al voto di maggio, unica possibilità reale di aprire una nuova stagione politica e dare forza all’Europa della crescita”. (red / UE)