Roma, 30 gen – Finalmente Theresa May e Jeremy Corbyn si sono incontrati. Un confronto a porte chiuse durato 45 minuti nell’ufficio della premier britannica alla Casa dei Comuni che ha fatto seguito all’acceso scontro nel question time in Aula. I due si erano accusati a vicenda di aver fatto naufragare le possibilità di un accordo con l’UE per la Brexit. Per il leader dei laburisti non ci sono state più possibilità di sottrarsi all’incontro dopo la sconfitta incassata ieri a Westminster, quando 14 dei suoi compagni di partito in Parlamento avevano votato contro la proposta di Corbyn stesso di far restare il Paese nell’Unione europea fino a 29 marzo se il “no deal” fosse stato approvato entro la fine di gennaio. La vittoria della May – 317 voti a 301 – le ha aveva mandato per tornare a Bruxelles e rinegoziare l’accordo di uscita entro due settimane, cioè entro il 13 febbraio. Un impegno durissimo, visto che una soluzione non è stata trovata in due anni, complice il backstop sull’apertura del confine con l’Irlanda. E impegno che diventa quasi impossibile dopo le dichiarazioni prima del negoziatore dell’UE, Michael Barnier, poi del presidente della commissione Ue, Jean Claude Juncker. Barnier ha ribadito che l’accordo non si tocca e che le eventuali soluzioni alternative al backstop potranno essere valutate solo dopo la firma per il ritiro. Juncker gli ha fatto eco dall’Aula del Parlamento europeo a Bruxelles: “E’ l’unico e il miglior accordo possibile”. Il presidente della Commissione europea ha poi guardato al futuro: “Il voto della Casa dei Comuni ha fatto crescere il rischio di no deal, quindi dobbiamo essere pronti per tutti gli scenari possibili”. (Peg / UE)