Roma, 1 feb – Tra le azioni compiute da “Bandiera rossa” c’è l’assalto alla scorta tedesca del camion che nella notte del 30 novembre ’43 trasportava undici partigiani destinati ad essere fucilati nel Forte Bravetta. Furono liberati dopo un combattimento. Comandava la squadra partigiana l’ex maresciallo dell’aeronautica Vincenzo Guarnera che aveva assunto come nome di battaglia Tommaso Moro. Malatesta venne arrestato in casa dalle SS assieme al gruppo dirigente di Bandiera Rossa e processato il 28 gennaio 1944 dal Tribunale militare germanico. Malatesta fu torturato e poi fucilato il 2 febbraio ’44 a Forte Bravetta con Merli, Gino Rossi (architetto e tenente colonnello degli alpini che si faceva chiamare Bixio) e altri otto partigiani: Romolo Jacopini, Ettore Arena, Benvenuto Baviali, Branko Bichler, Augusto Parodi, Ottavio Cerulli, Guerrino Sbardella e Filiberto Zolito. Il plotone della PAI sbagliò intenzionalmente i bersagli. Un ufficiale tedesco uccise poi con un colpo alla nuca gli scampati alla raffica. Lo stesso giorno davanti alla base di via Giulia, per strada, venne arrestato Antonello Trombadori, comandante dei GAP Centrali, ma riuscì a salvarsi grazie al silenzio dei suoi compagni arrestati che, nonostante le sevizie, non ne rivelarono l’identità. Nel 1945 vi furono fucilati dei criminali di guerra condannati dall’Alta Corte di Giustizia. Fino al settembre 2009 Forte Bravetta apparteneva all’amministrazione militare poi è passato al Demanio e quindi al Comune di Roma ed è diventato il “Parco dei martiri” ed è stato aperto al pubblico. In occasione della sua inaugurazione il sindaco Gianni Alemanno vi piantò un ulivo, proveniente direttamente da Gerusalemme, dono del KKL – Fondo Nazionale Ebraico.
(red)