Roma, 4 feb – Nonostante il numero esiguo di imprese che compongono l’universo di riferimento (245), la Svimez ha constatato comunque come il loro peso non sia trascurabile. Se, infatti, la quota di valore aggiunto prodotto nei servizi di pubblica utilità è al Sud in media lo 0,53%, con punte dello 0,85% in Sicilia, dello 0,81% in Molise e dello 0,68% in Puglia, il valore aggiunto attivato nei rispettivi sistemi economici raggiunge l’1,14%, quindi più del doppio del valore aggiunto prodotto, a conferma del ruolo propulsivo del settore nell’intera economica locale. Nello specifico, il valore aggiunto attivato dalle aziende di utilities nel Mezzogiorno è l’1,37% in Puglia, mentre ristagna allo 0,58% in Calabria. Le utilities del Mezzogiorno, pur attivando in media l’1,14% del PIL regionale, ne disperdono una parte al di fuori dei loro territori: questa dispersione, a volte di entità elevata, va verso il Centro-Nord, a dimostrare, come la Svimez sostiene da tempo, una stretta interdipendenza dell’economia centro-settentrionale con quella meridionale. Le regioni centrali e settentrionali traggono un vantaggio considerevole dall’attività produttiva delle utilities meridionali, alle cui imprese si rivolge una domanda di beni e servizi pari a 2,7 miliardi di euro Inoltre, oltre il 45% della spesa per investimenti delle aziende meridionali del settore è rivolta a beni e servizi prodotti solamente nel Centro-Nord. Percentuale che supera il 50% in Sardegna e Calabria. La capacità di trattenere all’interno dei confini regionali una quota maggiore o minore è influenzata anche dalla gestione operativa delle aziende, migliore nelle regioni del Centro-Nord rispetto al Sud. (red)