Roma, 11 feb – Dunque una sfida nel suo complesso importante, affrontata con spirito artigiano, rigoroso e umile, a partire dalla Fenice dove il Re Pastore porrà le sue eterne domande a se stesso e al pubblico, domande personali ma, oggi più che mai, politiche e difficili, a riconferma di un impegno sociale sempre presente e mai esibito. Impegno che caratterizza tutto l’approccio al teatro di Pizzech, artista mai avulso dalla quotidianità, mai rinchiuso in una torre d’avorio o nell’arte per l’arte, ancora oggi prima di tutto un uomo che sa cos’è una fattura elettronica e quindi sa con cosa combatte ogni giorno chi siede in sala, oltre il confine, a volte crudele, di un palcoscenico che spesso non ne vuole sapere di piccolezze e divani marron. Umanità e osmosi, simpatia etimologica e empatia: quante star della regia oggi possono vantare la stessa comprensione reale del quotidiano, quello strano mondo in cui vive il pubblico? E non è forse prerequisito fondamentale per un vero impegno sociale essere ancora un uomo comune, un uomo della strada? Non è forse stato questo il messaggio duro e puro che Pasolini, icona di riferimento di Pizzech da sempre, ha mandato ai suoi colleghi, contemporanei e futuri, fino a morirne? (Red)