Helsinki, 4 dic – Ancora lontani da una dichiarazione politica condivisa ma abbastanza soddisfatti dei passi avanti compiuti: questo in breve sintesi il contenuto della conferenza stampa odierna del ministro degli Affari esteri finlandese, Alexander Stubb, che ad Helsinki sta coordinando i lavori del Consiglio dei ministri dell’Osce e che ha riferito sullo svolgimento dei lavori. Stubb parla di una “atmosfera di cooperazione tra i rappresentanti dei 56 Paesi aderenti all’ organizzazione che – spiega in qualità di presidente di turno – potrebbe ridare all’Osce quel vigore e quella forza di principi da cui ha preso vita nel ‘75 proprio qui ad Helsinki”. Le diverse visioni di sicurezza sul tavolo sono ancora molte e lunga sembra ancora la strada che porterà alla definizione di una strategia. Tra le proposte emerse nel corso del dibattito odierno quella che sembra aver trovato una condivisione di massima, almeno tra i Paesi della vecchia Europa, è quella che fisserebbe per il prossimo dicembre ad Atene un incontro politico dei ministri interamente dedicato alla definizione della nuova Osce che alla sua conclusione indichi agenda e obiettivi. Forse domani, giorno di chiusura del Consiglio, si stilerà un documento ma per il momento i distinguo sulla strategia e gli obiettivi sono ancora molti. Per il momento i lavori proseguono e, nel pomeriggio, è intervenuto per l’Italia il sottosegretario agli Affari esteri Alfredo Mantica. “L’anno che sta per concludersi – ha detto Mantica – ha visto eventi che hanno scosso la fiducia reciproca e hanno dimostrato la necessità di ritrovare una visione comune delle regole che governano la convivenza di tutti i Paesi, grandi e piccoli, nello spazio euro-atlantico, spazio che si estende fino all’Asia Centrale. La necessità non certo di riscrivere l’atto finale di Helsinki e la Carta di Parigi, né di rivedere gli impegni assunti negli anni successivi, ma di assicurare una piena intesa sulla loro attuazione – continua il sottosegretario – che non deve essere condizionata dal risorgere di una mentalità dei blocchi o delle sfere di influenza. La necessità infine di rafforzare il rispetto dei principi quali l’integrità territoriale degli Stati e il ripudio dell’uso della forza nella risoluzione delle controversie”. (SEGUE)