Roma, 10 dic – Matteo e Pasqualino hanno qualcosa in comune. Uno viene da Berlino, in Germania, l’altro da Sion, in Svizzera, e tutti e due sono nuovi figli dell’emigrazione. Ma non solo: tutti e due sono giovani, ragazzi di belle speranza, e pur venendo da due posti diversi hanno entrambi l’Italia nel cuore. E ancora: tutti e due sono tra gli oltre quattrocento ragazzi che da oggi a venerdì si riuniscono a Roma per discutere del futuro dell’emigrazione italiana, e tutti e due portano proposte nel campo dell’insegnamento della lingua italiana. Sia Matteo che Pasqualino, però, si approcciano all’evento con un po’ di preoccupazione. “Siamo venuti qui con l’intenzione di conoscerci e di tenere un profilo aggiornato dell’emigrazione italiana – spiega Pasqualino ‘lo svizzero’ – Purtroppo però con i recenti tagli per l’emigrazione non sappiamo quanto sarà possibile. E’ stato detto che è molto importante potenziare l’insegnamento della lingua italiana, ma molti dei tagli riguardano proprio questo settore”. Una preoccupazione condivisa anche dal berlinese Matteo, che si definisce “un emigrato di nuova generazione. sono arrivato in Germania da solo due anni e mi sento colpito doppiamente: in primo luogo come italiano in senso lato, poi come italiano all’estero. La lingua è fondamentale per l’inserimento nel paese”. E se lo dicono loro, che rispetto a tanti altri dei ragazzi presenti l’italiano lo parlano del tutto correttamente… “Noi facciamo parte della commissione lingua e cultura, e ci facciamo portavoce anche delle istanze di chi l’italiano non lo parla fluentemente”. Al tavolo della conferenza Fao, Matteo e Pasqualino porteranno una proposta concreto. “Proporremo una maggiore valorizzazione degli insegnanti di lingua assunti in loco: un accorgimento che consentirebbe allo Stato di risparmiare molti fondi”.
(Sis)