Roma, 19 feb – Un contributo determinante è venuto anche dalle imprese venete che, tra il 2008 e il 2017, hanno accresciuto del 23% il valore delle loro esportazioni, con un aumento di 11,5 miliardi. I settori che hanno trainato la crescita sono stati la meccanica, l’agroalimentare, l’occhialeria, il biomedicale e la filiera pelle. Da una indagine di Intesa Sanpaolo condotta indirettamente sulle imprese, emerge che in Veneto nel prossimo biennio una impresa su dieci inizierà ad esportare, mentre le imprese venete che già esportano più del 20% sono attese mostrare un rafforzamento della penetrazione commerciale dei mercati esteri superiore alla media italiana. Il Veneto occupa una posizione rilevante nell’ambito dell’economia nazionale, non solo per vocazione manifatturiera e propensione all’export con valori che superano quelli medi tedeschi, ma anche per la fitta rete di imprese distrettuali in grado di creare la quasi totalità del saldo commerciale manifatturiero (15,7 miliardi di saldo commerciale nel 2017 pari all’86% del totale manifatturiero) e ottenere importanti vantaggi competitivi in termini di qualità del prodotto, flessibilità produttiva, personalizzazione e creatività di progettazione. In generale negli ultimi anni è emerso un nucleo di soggetti vincenti tra le piccole e le medie imprese italiane che ha puntato su un insieme di strategie evolute in termini di internazionalizzazione e innovazione. In un contesto come quello attuale, in cui iniziano ad affiorare segnali di rallentamento dell’economia, occorre rafforzare ulteriormente i fattori alla base di questi successi. In particolare, va vinta la sfida delle nuove tecnologie di digitalizzazione e la trasformazione industriale in chiave 4.0, che richiede mirati investimenti e una maggiore integrazione con i centri di ricerca del territorio. Il Veneto appare ben posizionato potendo sfruttare la presenza di una meccanica evoluta e la possibilità di interagire con il locale polo ICT. Dovrà però potenziare maggiormente la propria presenza nei settori ad alta tecnologia legati non solo alla meccatronica e all’aerospazio, ma anche a tutti i campi delle life science che presentano un elevato potenziale di crescita. Saranno cruciali in tal senso gli investimenti immateriali, la formazione e il trasferimento del know how interno alle aziende alle nuove generazioni. (SEGUE)