Roma, 19 feb – “Il recente ‘decreto sicurezza’, come più volte ho avuto modo di denunciare, interviene in maniera impropria e inopportuna sul delicato tema della cittadinanza. Un Paese ‘vecchio’ come l’Italia dovrebbe affrontare questo tema in maniera inclusiva e innovativa, soprattutto quando il riferimento è alle cittadinanze ‘ius sanguinis’ o a quelle per matrimonio, che nulla hanno a che vedere con il tema della sicurezza o della lotta al terrorismo (oggetto del ‘decreto Salvini’)”. Così Fabio Porta, Coordinatore del PD in Sudamerica e già Presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera. “Nel caso della cittadinanza per matrimonio, per esempio, con questo decreto si esige ‘all’atto della presentazione della domanda una conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1’; una richiesta che, come hanno già fatto notare i parlamentari del Partito Democratico, costituisce una ‘remora e un freno’ alla legittima aspirazione di condividere la cittadinanza italiana da parte di chi sposandosi entra a fare parte non solo di un nuovo nucleo familiare ma della ‘grande famiglia degli italiani nel mondo’ – continua Porta -. Non sono contrario all’esigenza di conoscenza di alcune elementari nozioni di lingua italiana da parte di chi, accingendosi a divenire cittadino del nostro Paese, si integrerà con la nostra cultura anche attraverso la lingua, principale strumento di socializzazione e condivisione sociale”. (SEGUE)