Roma, 20 feb – L’l’italianità è “quel sentimento che ci accomuna e ci rende Nazione, quel naturale collante culturale costruito e consolidato nei secoli, più forte di ogni avversità, comprese le follie totalitarie, le atrocità della guerra, l’odio razziale e la privazione della libertà”. Lo afferma la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, nel discorso pronunciato in Sala Koch prima dell’anteprima di “1948. L’anno che ha cambiato l’Italia”, documentario realizzato da Bruno Vespa con la collaborazione di Paola Miletich. Un racconto dei principali eventi e dei protagonisti che nel biennio 1946/1948 porteranno gli italiani al voto per il referendum Repubblica/Monarchia, per l’elezione dell’Assemblea Costituente e successivamente per le prime elezioni politiche del dopoguerra, celebrate il 18 aprile del 48. “Cinquanta minuti di narrazione storica che condensano le sofferenze di un Paese distrutto dalla guerra e dalla dittatura, le speranze di un risorgimento civile che fino a poco tempo prima sembrava impensabile, e le disparità presenti tra le diverse aree della Penisola” sottolinea ancora la Casellati, “un racconto a 360 gradi di un popolo, delle sue difficoltà, delle sue qualità, dei suoi sogni”. La grande protagonista del documentario è però la politica: “Guardando alla storia con gli occhi del presente – aggiunge la Casellati – non sfuggirà un naturale ed inevitabile parallelismo tra la propaganda di allora e ciò che quotidianamente si registra nell’attuale dibattito politico. Se i manifesti e i volantini – presenti all’epoca senza alcuna limitazione e senza risparmio di mezzi – possono essere considerati i social network di oggi, gli sberleffi e le accuse che caratterizzarono quelle elezioni possono a tutti gli effetti essere considerati come delle prime fantasiose ed efficaci fake news. Una campagna tutta giocata sulle dicotomie, tra paura e aspirazioni, tra l’est e l’ovest, tra comunismo e capitalismo, tra città e campagna, tra nord e sud”. “1948”, aggiunge la seconda carica dello Stato, racconta “un Paese allo stesso tempo ancora armato e in cerca di una pacificazione che solo la Repubblica poté raggiungere attraverso quella democrazia che non abbiamo più smarrito e che non dobbiamo mai smettere di proteggere e rafforzare”. (PO / Roc)