Roma, 20 feb – La grande protagonista del documentario è però la politica: “Guardando alla storia con gli occhi del presente – aggiunge la Casellati – non sfuggirà un naturale ed inevitabile parallelismo tra la propaganda di allora e ciò che quotidianamente si registra nell’attuale dibattito politico. Se i manifesti e i volantini – presenti all’epoca senza alcuna limitazione e senza risparmio di mezzi – possono essere considerati i social network di oggi, gli sberleffi e le accuse che caratterizzarono quelle elezioni possono a tutti gli effetti essere considerati come delle prime fantasiose ed efficaci fake news. Una campagna tutta giocata sulle dicotomie, tra paura e aspirazioni, tra l’est e l’ovest, tra comunismo e capitalismo, tra città e campagna, tra nord e sud”. “1948”, aggiunge la seconda carica dello Stato, racconta “un Paese allo stesso tempo ancora armato e in cerca di una pacificazione che solo la Repubblica poté raggiungere attraverso quella democrazia che non abbiamo più smarrito e che non dobbiamo mai smettere di proteggere e rafforzare”. Il confronto tra passato e presente emerge anche nelle parole dell’autore: “Noi dei media – sottolinea Vespa – archiviamo le repubbliche come se nulla fosse e mentre siamo ancora indecisi se dalla seconda si sia passati alla terza, forse vale la pena ricordarci della prima e di come siamo nati”. Secondo il giornalista “deve essere di esempio e di monito anche per la classe politica lo straordinario senso di unità nazionale che pure in una divisione terribile si respirò nell’aula del Parlamento dove si riunì l’Assemblea costituente”. (PO / Roc)