Creare una esatta definizione giuridica del concetto di “beni comuni”, partendo dall’intuizione di Stefano Rodotà che li aveva posti come terza via tra pubblico e privato. Sotto questa tema il presidente della Camera Roberto Fico ha riunito alla Camera i sindaci d’Italia e l’Anci spiegando che la questione dei beni comuni “presenta una forte importanza ed è quanto mai attuale” anche perché tali beni “soffrono nella gran parte dei casi di una situazione altamente critica, per problemi di scarsità e di depauperamento, e che quindi richiedono una specifica garanzia normativa. Il regime dei beni pubblici, in particolare quello dei beni demaniali, non sembra più in grado di tutelarne fino in fondo il senso e la finalità stessa”. La definizione di bene comune passa anche per un patto tra istituzioni e cittadini, come spiega anche Roberto Decaro, presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani: “I cittadini sono portatori non solo di bisogni e richieste ma anche di proposte, competenze ed energie capaci di rianimare le città, sono i nostri alleati più preziosi nell’attivazione di proposte virtuose, a volte anticipando o sostituendosi di fatto alle istituzioni”. Un problema nel problema è stato evidenziato dal coordinatore nazionale piccoli comuni dell’Anci Massimo Castelli, ed è quello dello spopolamento dei piccoli borghi: “ogni giorno in Italia muore per spopolamento un piccolo comune: è un pezzo di Italia, dei borghi, che rischiamo di perdere. Quello dei pastori sardi è un segnale che deve valere per tutto il paese, perché se perdiamo i borghi perdiamo il paesaggio, il cibo, i beni comuni. Ma la burocrazia e i vincoli pensati da chi non sa che cosa è una piccola comunità spesso ci impedisce di fare qualcosa”. Un allarme ripreso dal premier Giuseppe Conte: “C’è una Italia che muore ogni giorno, l’allarme sullo stato dei borghi non può lasciarmi indifferente”. Conte che aggiunge poi che il dibattito sui beni comuni “ci consente di individuare percorsi coerenti verso soluzioni condivise, e ci aiuta a riconoscere uno statuto giuridico adeguato al tema dei beni comuni con il coinvolgimento e il dialogo di tutte le istituzioni. Fu Rodotà a suggerire per primo che i beni comuni sono una terza via che si inserisce nel dualismo tra pubblico e privato: questa straordinaria intuizione ha contribuito a far nascere una dimensione più inclusiva, che ci fa entrare nella logica dell’accesso più che in quella della proprietà”.
(Sis)