Si chiama “L’Azienda,” il nuovo romanzo utopico e realistico di Cristiano Chiesa-Bini. L’autore, che ha esordito nel 2015 col saggio “…è una bella DOMANDA!”, catapulta il lettore nel 2055, un tempo non troppo lontano dove, come immaginato da Orwell, la popolazione è tenuta sotto controllo dal sistema: sopra tutti e tutto, il grande cervello organizzativo dell’Azienda, che appiana le differenze individuali per garantire l’assenza di conflitti. La storia della protagonista, Cinzia Proietti classe 2022, s’intreccia con gli eventi storici, politici e con il destino dell’intera umanità. Un libro semplice e mai scontato, dal ritmo incalzante, che estremizza le conseguenze del domani per ragionare sulle scelte dell’oggi. “L’Azienda” è edito da Multimage.
TEMPI (RETRO)MODERNI: IL LAVORO NELLA FABBRICA-RETE
Dire che il sindacato è in crisi sembra essere diventato un luogo comune e molti si spingono a immaginare addirittura una società post-sindacale. Sindacati, partiti politici, società civile (di cui il sindacato è un fattore importantissimo), bilanciamento dei poteri: ciò che costituiva la base della democrazia e dello Stato di diritto liberale e moderno viene oggi travolto dal neoliberalismo e dalla tecnica rappresentata dalla Silicon Valley quale luogo simbolico della nuova fase di una lunghissima rivoluzione industriale. Di ciò e di molto altro ancora ragiona Francesca Re David nel libro “Tempi (Retro)moderni”, frutto di lunghe conversazioni con Lelio Demichelis, di cui conserva volutamente il carattere discorsivo e insieme narrativo. Non è solo una analisi dettagliatissima e precisa dei processi avvenuti nel mondo del lavoro (e nella democrazia e nella cultura politica) in questi ultimi trent’anni, ma anche una forma di auto-analisi del sindacato – e di un sindacato molto particolare come la FIOM. Un discorso riflessivo – il suo – che pone il sindacato davanti alla sua storia ma soprattutto al suo futuro, al suo rapporto con l’impresa e con la tecnica, coinvolgendo chiunque abbia ancora passione per la democrazia, per il miglioramento, per una qualità della vita che non sia data solo dalla tecnologia. Per una consapevolezza di sé, in ciascuno. Francesca Re David, laureata in Storia all’Università «La Sapienza» di Roma, dal luglio 2017 è alla guida della Federazione Impiegati Operai Metallurgici (FIOM). Entrata nella CGIL nel 1991, nel 1998 è chiamata a far parte della Segreteria nazionale FIOM. Nel 2013 diventa Segretaria generale della FIOM di Roma e del Lazio.
IN FUGA DALL’EGITTO, IL REPORTAGE DI MERINGOLO SCARFOGLIO
“Il sistema sanitario egiziano non mi ha mai voluto curare. Per questo ho deciso di accettare l’offerta ricevuta da austriaci prima e tedeschi poi. Dopo ventitré giorni di coma e due anni trascorsi immobilizzato in un letto perché impossibilitato a camminare, ho voluto riprendere in mano la mia vita, affrontando di petto anche il trauma psicologico che avevo subìto”. Lo racconta l’egiziano Hassan, nome di fantasia per mantenere l’anonimato, alla giornalista Azzurra Meringolo Scarfoglio nella sua inchiesta-reportage dal titolo “Fuga dall’Egitto. Inchiesta sulla diaspora del dopo-golpe” in Infinito Edizioni, nel corso di una serie di incontri a Berlino, dove sta provando a ricostruire la sua vita, fisica e psicologica. Hassan è uno dei tanti che sono scappati dall’Egitto, ma la particolarità della sua vicenda risiede nel fatto che il motivo principale dell’esilio sia stato la necessità di ricevere altrove le cure che gli erano negate nel suo Paese, dove non solo gli era negato il diritto alla salute ma anche quello di esprimere critiche nei confronti del governo. I nuovi esuli egiziani intervistati dall’autrice sono dispersi nel mondo per sfuggire al carcere, a sommari processi di massa, a tentativi di cooptazione, alla censura di chi non voleva che raccontassero – ad esempio – dettagli scomodi sulla tragica fine di Giulio Regeni. Per alcuni l’esilio è arrivato dopo lunghi periodi di detenzione, segnati da torture fisiche e psicologiche. Dalla diaspora raccontano il viaggio con il quale è iniziato il loro esilio, spesso una fuga improvvisa che li ha resi parte di quella che alcuni storici hanno già definito la più importante ondata migratoria nella storia dell’Egitto contemporaneo. E tra gli esuli che sognano di tornare in patria nasce anche una nuova intellighenzia, che lavora per quando in Egitto tornerà la libertà.
ISAGOR E LA REPUBBLICA D’EUROPA: OLTRE GLI STATI NAZIONE
Un libro-manifesto per affermare la necessità di ripensare il presente: “La Repubblica d’Europa. Oltre gli Stati nazione” di Isagor è in libreria dal 20 febbraio. Isagor è il nome di un consorzio che raccoglie otto voci ed è l’acronimo del gramsciano “Istruitevi, Agitatevi, Organizzatevi”. Isagor è: Maria Chiara Giorda, docente universitaria a Roma 3; Luca Mariani, giornalista; Sara Hejazi, ricercatrice; Anna Mastromarino, docente universitaria, costituzionalista; Davide Mattiello, presidente Fondazione Benvenuti in Italia; Marco Omizzolo, sociologo, presidente della cooperativa In Migrazione e di Tempi Moderni; Leonardo Palmisano, scrittore e giornalista; Presidente della Coop editoriale Radici Future; Francesca Rispoli, giornalista, Ufficio di Presidenza di Libera. “C’è una parola che forse più di “collettivo” esprime il concetto di un sodalizio che voglia farsi carico dell’azione politica: “consorzio”. Il termine “consorzio” rimanda al comune destino che lega diversi individui, rimanda alla corresponsabilità e cioè all’interdipendenza di ciascuno da tutti gli altri”.
TUTTO PER TUTTO, LA STORIA DELL’OPERAIO-IMPRENDITORE DI SARONNO
“Tutto Per Tutto” edito da Roi Edizioni racconta la storia di Enzo Muscia, operaio di Saronno (Varese) che è riuscito a ricomprare l’azienda che lo aveva licenziato e a riassumere i suoi colleghi. Insignito nel 2017 del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella, Enzo Muscia balzò agli onori della cronaca quando, dopo che l’azienda per cui era direttore commerciale decise di chiudere la filiale italiana e licenziare tutti i dipendenti, ipotecò la sua abitazione per rilevare l’azienda e riassumere i suoi colleghi. L’incredibile storia di Enzo Muscia è al centro del suo libro autobiografico. È lo stesso Enzo a raccontare la sua avventura nel libro: partito come operaio elettrotecnico e arrivato a ricoprire il ruolo di responsabile vendite all’interno del ramo italiano di una grossa società francese, quando nel 2011 la casa madre decise di chiudere l’attività e licenziare tutti i dipendenti, Muscia si trovò di fronte a una svolta inaspettata nella sua vita: decise di ipotecare la casa e investire tutti i suoi risparmi per rilevare e far rinascere l’azienda che lo aveva licenziato. Oggi l’azienda ha 38 lavoratori, tutti ex dipendenti, e un fatturato da due milioni di euro. Il fallimento della Anovo lasciò per strada oltre trecento famiglie lombarde. È in quel momento che Muscia si rese conto di non potersi più tirare indietro dinnanzi all’unica soluzione possibile, rimboccarsi le maniche in prima persona per tentare di colmare il vuoto lasciato negli stabilimenti di Via Banfi. Sono le parole del curatore fallimentare, anch’egli incredulo, a risvegliare la coscienza di Enzo: “Muscia, se ci crede, è lei che deve andare avanti…”. Lasciato solo a lottare contro banche e amministratori sordi, Enzo non si dà per vinto. “Se volete essere imprenditori alla mia maniera, quando vi dicono di non insistere, di addivenire a più miti consigli, voi insistete il doppio, siate irragionevoli, battete i piedi. Siate pazzi. È il solo modo, è la base dell’arte di arrangiarsi” scrive Muscia in un passaggio del libro.