Milano, 25 feb – La ripresa del fenomeno dell’emigrazione in Italia si racconta oggi con una lettera al direttore de La verità che dice: Caro Giordano, il mio unico figlio, a fine aprile, si laureerà in Neuroscienze all’ Università della British Columbia, a Vancouver. Ha già in programma un master e un dottorato. Non tornerà più in Italia e, francamente, non posso dargli torto, anche se con molta sofferenza. Si sta cercando di far passare l’ idea che i nostri ragazzi siano un po’ fancazzisti, viziati, senza nerbo. Non è così. O meglio – si legge – : ci sarà qualcuno così, come c’ è sempre stato. Ma in realtà la nuova generazione, cresciuta già dentro il brodo cupo della crisi economica, è preparata ad affrontare fatica, precarietà, anche umiliazioni, per certi versi, come è successo a tutti noi all’ inizio della nostra professione. Quello che non possono accettare è che questa situazione si protragga all’ infinito. Senza uno sbocco. Senza una fine. Senza una possibilità di cominciare a costruire seriamente un percorso professionale, quindi una famiglia, quindi una vita. O meglio: per molti di loro tutto ciò è possibile solo all’ estero. Così – conclude la lettera – il risultato è quello sotto i nostri occhi: esportiamo i nostri migliori giovani, dopo aver speso fortune per la loro istruzione, e in cambio importiamo immigrati dequalificati. Ottimo affare, no? Eppure nessuno sembra capire l’urgenza di questo problema. (Kgn)