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Violenza donne, l’esperta:
«La formazione non può
essere a costo zero»

it@withub.it by it@withub.it
25 Febbraio 2019
in Archivio - La Rubrica, La Rubrica, Pubblicazione
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“Nessuno dei progetti di legge presentati in materia di violenza di genere comporta una spesa, sono tutti con la clausola di invarianza finanziaria. Le modifiche penali funzionano se si investe in modo massivo sulla formazione, è inutile accelerare l’iter se il carabiniere al quale mi rivolgo non riconosce la violenza o non riconosce le esigenze legate a una denuncia per violenza. Ma la formazione costa”. Così in un’intervista a 9colonne Elena Biaggioni, avvocato dell’associazione Dire (Donne in rete contro la violenza), ascoltata di recente in commissione Giustizia alla Camera nell’ambito delle audizioni sulle proposte di legge Ascari, Annibali, Bartolozzi e il cosiddetto “Codice Rosso” di proposta governativa. I 4 ddl incidono soprattutto sugli aspetti penali, prevedendo ad esempio la possibilità di offrire maggiori informazioni alle vittime nel procedimento penale, consentendo loro di essere informate nei casi di modifica della misura cautelare più di quanto avviene ora “perché ci sono dei vuoti normativi – spiega l’avvocato Biaggioni – Tutto quello che permette alla persona offesa di avere maggiori informazioni va benissimo”.

REATO DI MOLESTIE. Tra le modifiche penali proposte c’è l’introduzione della nuova fattispecie di reato legata alle molestie sessuali: “E’ un tema delicato – sostiene l’avvocato – c’è il rischio che diventi una ‘scappatoia’ dal reato di violenza sessuale, si rischia di depotenziare e banalizzare la norma sulla violenza sessuale trasportando il tutto in un’ipotesi più lieve oppure scatenando una ricerca del dettaglio durante il processo penale, proprio quello che si è voluto evitare con la riforma sulla violenza sessuale del ’96. Per questi motivi abbiamo proposto una nuova formulazione utilizzando una tecnica legislativa il più possibile precisa”.

DELITTO D’IDENTITA’. Tra le novità c’è inoltre l’introduzione del cosiddetto delitto di identità, ovvero lo sfregio del volto, “una fattispecie autonoma proposta in maniera molto severa perché parte dai 12 anni – sottolinea la rappresentante dell’associazione Dire – Riteniamo che sia sproporzionata rispetto all’impianto codicistico e per questo abbiamo proposto che si crei un’aggravante invece che una nuova fattispecie di reato”. Secondo l’avvocato, invece, sarebbe un’ottima misura l’introduzione del “reato di violazione della misura cautelare di obbligo di allontanamento dalla casa familiare, molto utile per rafforzare la misura cautelare e abbiamo chiesto che sia esteso anche al divieto di avvicinamento alla persona offesa. Alle prime violazioni purtroppo oggi non succede quasi niente, ma se diventassero reati avrebbero una maggiore deterrenza”.

CODICE ROSSO. In merito al codice rosso, Biaggioni afferma di essere favorevole alla disposizione per cui la notizia di reato di maltrattamento e stalking venga tempestivamente riferita al pm, perché “solo se la denuncia è arrivata in procura si può interloquire con il pm”. L’avvocato mostra invece perplessità per la parte della norma che prevede che il pubblico ministero debba sentire la persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato: “E’ impraticabile dal punto di vista operativo per tantissime procure – spiega – e per noi sarebbe utile solo nei casi in cui c’è una richiesta di misura cautelare oppure nei casi di altissimo rischio, in tutti gli altri casi metterebbe una fretta che non sempre è positiva per la donna, che può non essere pronta oppure può non essere in una condizioni di sicurezza, quindi questo automatismo rischia di essere addirittura controproducente per la donna”. “La formazione sul codice rosso – afferma infine l’esperta – è demandata a tre ministeri senza menzionare il Dipartimento Pari opportunità che sta lavorando da tempo su questo aspetto, è come se la mano destra non sappia cosa fa la sinistra”. (PO / Roc – 25 feb)  

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