Roma, 26 feb – È stato presentato questa mattina, presso la Sala della Stampa Estera a Roma, il Rapporto Ombra delle associazioni di donne sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia.
Approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed aperta alla firma l’11 maggio 2011 nella città turca, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa è stata approvata in Italia nel 2013.
Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro globale e integrato per la protezione delle donne contro qualsiasi forma di violenza e a prevedere la cooperazione internazionale e il sostegno alle autorità e alle organizzazioni deputate a questo scopo.
Prometteva di rappresentare una svolta decisiva per prevenire e contrastare la violenza di genere ma – ad oggi – il nostro paese sembra aver disatteso gran parte delle premesse: è questo quanto emerge dal rapporto “Attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia. Rapporto delle associazioni di donne” compilato da 25 associazioni della società civile ed esperte individuali coordinate da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza (che con le sue 80 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni è la più grande in Italia), in occasione del previsto monitoraggio dell’Italia da parte del Grevio, il Gruppo di Esperte sulla Violenza contro le donne del Consiglio d’Europa.
“Sono orgogliosa di rappresentare la rete nazionale in un momento storico così delicato – ha detto in apertura del convegno Lella Paladino, presidente di D.i.Re – L’Italia sta scivolando verso una deriva sempre più a destra, verso una limitazione sempre maggiore della libertà e di negazione non solo dei diritti internazionali, ma anche dei principi della Costituzione. Si stanno mettendo in discussione i diritti all’autodeterminazione, la legge Merlin, la legge sul divorzio. Di più: non viene dato valore al grido di aiuto delle donne, che sono sempre più delegittimate”.
(PO / SEGUE)