Roma, 26 feb – Sottolineato da più oratrici come lo stato italiano sia stato sempre attento da un punto di vista normativo, soprattutto sul versante delle criminalizzazione delle condotte, ma non altrettanto nella loro applicazione. Questo il motivo per cui il Report ha scelto di enfatizzare gli aspetti non penalistici della Convenzione e di evidenziare invece i problemi che ne ostacolano l’attuazione.
Filo conduttore, la cultura sessista e misogina della società e la carenza di educazione sin dalla scuola, ma anche nella formazione professionale in tutti gli ambiti, capace di superare la visione stereotipata dei ruoli uomo-donna; inoltre la precarietà dei fondi assegnati a case rifugio e centri antiviolenza e la mancanza di accountability in relazione a essi, la disomogeneità e insufficienza dei dati richiesti e raccolti; nel diritto, il generale problema dell’accesso alla giustizia per le donne vittime di violenza, le criticità nel procedimento penale, ma soprattutto in ambito civile con la sempre più devastante interpretazione della regolamentazione dell’affidamento figli nei casi di violenza; e ancora le problematiche specifiche delle donne migranti; tutti temi che necessitano investimento, culturale ed economico, non mera criminalizzazione.
Da segnalare, poi, un vuoto riguardante la condizione delle ragazze e delle donne con disabilità: generalmente nelle analisi riguardanti la condizione di disabilità il genere non viene mai considerato. “È invece indispensabile pensare alle necessità specifiche delle ragazze e delle donne con disabilità – ha sottolineato Luisa Bosisio Fazzi del FID (Forum Italiano della Disabilità – quindi nel produrre analisi e riflessioni, nel progettare interventi e prassi, nel proporre politiche e azioni specifiche in tutti gli ambiti della loro vita”. (PO / SEGUE)