Il dolore riguarda da vicino un italiano su cinque: oggi è una vera e propria malattia. Di questo, e non solo, si è parlato questa mattina a Roma, al ministero della Salute, in occasione della presentazione dell’indagine conoscitiva “Reti di terapia del dolore” realizzata dall’Università della Calabria. Ad aprire i lavori Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, che ha sottolineato come il report sia “una raccolta di informazioni che servirà a capire come far crescere armonicamente i sistemi sanitari regionali e come ammodernare il sistema nazionale”. A fare il punto dello stato dell’arte sulla Terapia del Dolore in Italia, è stato il dottore Francesco Amato, direttore dell’UOC di Terapia del Dolore dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza: “Il dolore è un’epidemia sociale e i sistemi sanitari devono farci i conti. Oggi abbiamo dei numeri sul dolore che sono drammatici”, ha detto Amato che ha però sottolineato che oggi “si sta evolvendo la terapia del dolore. Sono tanti i passi avanti fatti grazie alla legge 38. Specialmentee sulla formazione. Vogliamo poi lanciare un appello – ha aggiunto – ci auguriamo che intorno al dolore si crei un luogo di ricerca. Nessuno deve soffrire di un dolore inutile”. A mettere in luce lo studio sono stati i professori Roberto Guarasci e Sara Laurita dell’Università della Calabria.
AMATO “Momenti come quello di oggi – ha detto il dottor Amato a 9colonne – a proposito della presentazione del report a Roma – ci fanno capire che qualcosa in sanità sta cambiando. Per la prima volta a 10 anni da quella che è stata definita una legge modello, la legge 38 del 2010, è arrivato il momento di fare un bilancio e capire quali siano gli elementi correttivi da apportare. Oggi – ha continuato il direttore dell’UOC di Terapia del Dolore dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza – registriamo gli effetti di una legge che ci ha visti ai vertici della sanità europea. La legge 38 è ormai una realtà diffusa su tutti i territori regionali, provinciali. E’ capillarmente diffusa: quello che manca è forse una comunicazione alla popolazione perché prenda coscienza di questo suo diritto e attorno a questo suo diritto possa trovare risposte”.
L’INDAGINE L’indagine conoscitiva “Reti di terapia del dolore”, realizzata dall’Università della Calabria, “ci ha consentito per la prima volta di raccogliere i dati di struttura, quindi non solo in relazione a un modello organizzativo delle reti nella terapia del dolore ma anche sul numero di visite che vengono erogate, sulla tipologia di servizi che queste strutture erogano con delle indicazioni anche sul livello di attività di ricerca svolta e di attenzione all’uso delle informazioni per un monitoraggio in ottica di follow up di questi pazienti”, ha detto la professoressa Laurita. “A nostro avviso – ha concluso – la strada che alcune strutture stanno seguendo, quella di utilizzare i siti web o i social per campagne di informazione e diffusione delle attività svolte, è di grandissimo interesse: crediamo sia ancora necessario lavorare sulla rete e fare in modo che i cittadini, e soprattutto i medici di base, ricorrano a questi servizi”.
URBANI: ARMONIZZARE LE BUONE PRATICHE “Questo Paese, 10 anni fa ha fatto una grande scelta di civiltà con la legge 38, che ha inteso garantire a tutti quanti i cittadini cure adeguate per le terapie del dolore e le cure palliative”, ha detto Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, intervenendo questa mattina a Roma alla presentazione dell’indagine conoscitiva “Reti di terapia del dolore” realizzata dall’Università della Calabria. “A quasi dieci anni da questa legge – ha spiegato Urbani – abbiamo voluto effettuare un’indagine conoscitiva sullo stato d’attuazione delle reti su tutti i singoli territori. Questo perché sappiamo che i dati di prevalenza sono molto importanti sul dolore, dal 20 al 40 per cento. Esistono diversi studi che ci dicono che impattano fortemente non solo sulla qualità della vita del cittadino ma anche sui sistemi economici. Quindi travalicano il fondo sanitario ma impattano sul welfare e il bilancio dello Stato”, ha aggiunto. “Attraverso questa indagine conoscitiva faremo un assessment dello stato di attuazione delle reti per orientare le scelte di programmazione. Noi stiamo puntando molto sulla terapia del dolore. Abbiamo stabilito delle linee e dei fondi: l’obiettivi è armonizzare le buone pratiche sui singoli territori”. Per Urbani, il report di oggi “serve per orientare la locazione delle risorse su degli indirizzi che sono strategici per il futuro e per la sostenibilità del sistema sanitario”. Quindi lo studio presentato oggi al ministero sarà fondamentale “per orientare scelte di programmazione”: “Il nostro compito è anche di impostare delle azioni che servano ad aumentare la conoscenza in tutti gli stakeholder, garantire l’accesso all’innovazione sulla cura di queste patologie, garantire una crescita armonica delle reti della terapia del dolore sul territorio nazionale”. Infine, il direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute ha sottolineato: “Le parole d’ordine ora sono comunicazione e innovazione. Ma non solo. E’ importante colmare gap che abbiamo rilevato attraverso questa indagine conoscitiva, quindi il compito dello stato centrale è quello di garantire i livelli essenziali a tutti i cittadini a prescindere dal luogo di nascita. Orienteremo le nostre scelte per trasferire le buone pratiche rilevate su quei territori che sono rimasti un po’ più indietro”. (5 mar – red)