Roma, 8 mar – Le donne rappresentano stabilmente ben oltre il 50% della popolazione studentesca universitaria italiana a tutti i livelli ISCED. Sebbene siano ancora poche le studentesse che scelgono le “scienze dure”, l’Italia vanta una percentuale di donne che hanno conseguito il dottorato di ricerca in area STEM superiore alla media europea. Inoltre, nell’ambito della carriera accademica, alla segregazione orizzontale si aggiunge quella verticale. Tuttavia si osserva nel tempo un aumento della percentuale delle donne sia nei livelli più alti della professione sia nelle aree STEM. E’ quanto si legge in un focus del Miur sulle carriere femminili in ambito accademico. Nel corso della formazione universitaria, in Italia, le donne rappresentano stabilmente ben oltre il 50% della popolazione di riferimento a tutti i livelli: esse sono il 55,5% degli iscritti ai corsi di laurea; il 57,6% del totale dei laureati; il 50,0% degli iscritti ai corsi di dottorato ed il 51,8% del totale dei dottori di ricerca. Il successivo passaggio dalla formazione universitaria alla carriera accademica mostra invece che la presenza femminile diminuisce man mano che si sale la scala gerarchica: nel 2017 la percentuale di donne si attesta al 50,3% tra i titolari di assegni di ricerca (Grade D), al 46,6% tra i ricercatori universitari (Grade C), al 37,5% tra i professori associati (Grade B) e al 23,0% tra i professori ordinari (Grade A). Emergono alcuni fenomeni ben noti nell’ambito degli studi sul gender equality, ovvero: la segregazione verticale della carriera delle donne in ambito accademico: poche donne raggiungono i vertici apicali della carriera accademica; il glass ceiling (soffitto di cristallo), la barriera invisibile che impedisce alle donne di accedere alle posizioni apicali per ostacoli spesso difficili da individuare. (PO / SEGUE)