Fare in modo che chi vive, lavora o risiede in un parco naturale abbia una serie di vantaggi. Infrastrutturali, burocratici, fiscali: dalle riduzioni Irpef per il fotovoltaico, al supporto alla mobilità sostenibile, passando per i bandi per le scuole, crediti di imposta per iniziative ecocompatibili, l’agricoltura biologica senza pesticidi o attività con certificazioni verdi. È l’obiettivo del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “In questo modo tutta l’Italia potrebbe gradualmente diventare un parco, che significa meno trivellazioni, meno consumo di suolo e meno cemento”, “chi vive e lavora nei parchi sarà un attrattore di green economy” afferma in una intervista a Il Fatto. E aggiunge commentando la giornata del 15 marzo di mobilitazioni di giovani e studenti contro il cambiamento climatico_ “Il pianeta si sta surriscaldando oltre il dovuto. Lo hanno certificato a ottobre le Nazioni Unite, ma basta guardarsi intorno: l’inverno somiglia alla primavera e di colpo ci troviamo tra un uragano inaspettato, una tromba d’aria o precipitazioni fuori norma. I giovani lo hanno percepito prima di tutti, sono il vero stimolo. All’ultima conferenza Onu sul clima ho proposto l’istituzione di una Children Cop, una Cop per i bambini, per dare dignità istituzionale a questo movimento, inserirlo ufficialmente dove si decide il futuro del pianeta”. E, a fronte dell’impegno delle associazioni, spiega che “ora le istituzioni devono fare la loro parte. Con leggi nuove e innovative, ma anche con il miglioramento della prassi. Spesso ci sono ottime norme ma applicate male, bloccate nei gangli della burocrazia amministrativa. Abbiamo costituito una commissione di sburocratizzazione ambientale, metà attori della Pa e metà del privato. È venuto fuori che per i siti di interesse nazionale – quindi bonifiche e messe in sicurezza – sono state fatte, in questi anni, oltre 1.600 conferenze dei servizi interlocutorie. Una media di 6-7 anni per ogni sito. Assurdo”. Costa spiega anche che “In Ue, nel consiglio dei ministri dell’Ambiente l’Italia ha assunto una leadership molto forte. A ottobre abbiamo posto sul tavolo il taglio del 40% delle emissioni di CO2 dei veicoli, mentre l’accordo di Parigi parla del 30% e i paesi dell’ex cortina di ferro del 22. Siamo riusciti a fare blocco con la Francia, abbiamo convinto la Spagna e dopo 16 ore di trattative abbiamo ottenuto di chiudere al 35. È questa la direzione per il cambiamento, alzare l’asticella senza paura”. “abbiamo tecnologie ambientali avanzatissime, siamo il Paese che esporta la maggiore e migliore tecnologia ambientale a livello planetario. Non dobbiamo quindi temere il cambiamento. Penso solo alla bioplastica: è nostra, è la migliore al mondo e dobbiamo tutelarla”. (11 mar – red)