Udine, 5 gen – Una buona percentuale di pazienti affetti da piastrinopenia autoimmune dell’adulto, malattia del sangue quasi sempre cronica caratterizzata da una riduzione del numero di piastrine e dal conseguente rischio di sviluppare emorragie potenzialmente fatali, la cosiddetta malattia “di Werlhof”, non dovrà più ricorrere all’asportazione della milza o all’uso prolungato di farmaci immunosoppressori. È il risultato dello studio clinico ideato e condotto da Francesco Zaja, ricercatore della facoltà di Medicina dell’università di Udine.