Roma, 11 mar – E’ partita ufficialmente la campagna di comunicazione “La campagna del… cavolo”, presso la Sala Isma del Senato, con il convegno “La scelta di essere mamma” organizzato dalla Fondazione PMA Italia. La campagna si propone di informare sulla preservazione della propria fertilità attraverso la conservazione dei propri gameti con spese a carico del Sistema Sanitario Nazionale. La campagna si svilupperà sul web e attraverso i canali tv. “Il cavolo è il simbolo della fecondità – ha spiegato Gianni Baldini, docente di Biodiritto all’Università di Firenze, legale delle coppie che sono ricorse alla Corte Costituzionale e direttore Fondazione PMA Italia -. Basti pensare ad elementi simbolici come il fatto che viene raccolto dopo 9 mesi o che le donne che lo colgono sono dette levatrici. In questo contesto, il cavolo ha la funzione di sdrammatizzare una vicenda seria: circa 15mila bambini in Italia nascono con la procreazione medicalmente assistita”. La campagna serve a ricordare che i bambini non nascono sotto i cavoli, ma sono il frutto di scelte libere e consapevoli che in presenza di difficoltà naturali la tecnologia consente comunque di realizzare. Luca Mencaglia, presidente Fondazione PMA, spiega che “sempre più coppie oggi lamentano problemi di sterilità/infertilità. Ormai le stime parlano di percentuali sopra il 20%. Ciò è dovuto a stili di vita sbagliati, scelte procreative in età sempre più tarda, fattori ambientali di vario tipo. Ma soprattutto mancanza di prevenzione che significa mancanza di educazione e informazione sui temi della fertilità”. Luca Gianaroli, vice-presidente Fondazione PMA Italia e direttore scientifico Sismer – Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione, spiega che “la bassa fertilità ad esempio è legata a fenomeni come la crisi economica, che impedisce alle famiglie una stabilità e una programmazione nel lungo periodo; la generazione del ‘baby boom’ sta uscendo dall’età fertile, mentre vi stanno entrando coloro che sono nati tra gli anni ’70 e gli anni ’90; tra gli adolescenti colpiti da neoplasie, il 95-98% guarisce, un risultato rivoluzionario rispetto al passato, ma resta l’infertilità”. (PO / SEGUE)