Roma, 11 mar – “Nadia Adam Abaker Ali, cittadina sudanese di 40 anni, aveva cominciato a lavorare per l’UNHCR a Nyala, in Sudan, nel 2010. In qualità di Assistant Protection Officer aveva assistito i sudanesi fuggiti dal Darfur. Prima di unirsi all’UNHCR, Nadia aveva lavorato come consulente sanitario a Nyala e Khartoum. Lascia il marito e una figlia di sei anni – si legge ancora nella nota – Jessica Hyba, cittadina canadese di 43 anni, lavorava come Senior External Relations Officer per l’UNHCR a Mogadiscio. Aveva assunto quest’ultimo incarico a febbraio di quest’anno. Jessica aveva cominciato a lavorare per l’UNHCR in Iraq nel 2013 e aveva lavorato anche presso la sede centrale dell’agenzia a Ginevra. In precedenza, Jessica si era distinta lungo tutta la sua carriera lavorando per Care Canada, Care International e UNICEF. Fra i familiari più stretti, lascia le due figlie di 9 e 12 anni. Jackson Musoni, cittadino ruandese di 31 anni, dalla fine del 2017 lavorava per l’UNHCR come Associate Field Coordinator nel Darfur Orientale, in Sudan. Aveva iniziato a lavorare per l’UNHCR nel 2014, a Butare, in Ruanda. Dal 2011 al 2014 Jackson aveva lavorato per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione del Ruanda. Fra i familiari più stretti, lascia i tre figli di otto, cinque e quattro anni”. “Dalla sede centrale dell’UNHCR, a Ginevra – conclude la nota – l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha chiesto ai colleghi dell’UNHCR di stanza in tutto il mondo di osservare un minuto di silenzio questo pomeriggio”. (red)