Roma, 13 mar – “Se questo governo sta attuando un cambio di rotta storico della nostra politica estera, aprendo alla Cina, allora il presidente del Consiglio lo deve spiegare. Al Parlamento, ai cittadini italiani e magari deve anche dire qualcosa ai nostri tradizionali alleati”. Lo afferma in una aintervista al Foglio Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, ex sottosegretario alla Difesa. “Il memorandum d’intesa con la Cina è stato pubblicato dal sito del Corriere della Sera. Ma non può essere così che viene affrontata una questione di tale importanza – spiega -. Questo accordo ha un valore giuridico, e ha certamente un non irrilevante peso politico a livello internazionale. Non può essere che il governo non spieghi cosa sta facendo. Io non dico che non si debba interloquire con la Cina, ma non si può nemmeno fingere che la Cina sia un paese democratico e libero. E che non ci sia un equilibrio geopolitico da tenere in considerazione”. Il piano lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, la cosiddetta “Nuova via della seta”, delinea un nuovo ordine mondiale che mira a espandere gli interessi cinesi in ogni angolo della terra, Europa compresa, e contrastare così l’egemonia americana. “E infatti”, risponde Crosetto, “è urgente, ed è persino nell’interesse del governo, che vengano chiariti quali sono i rapporti di forza che sottendono l’accordo negoziato tra Italia e Cina. Vogliamo sapere se questa intesa può mettere a rischio le relazioni dell’Italia nel mondo occidentale, come sembra. Si può fare una politica non subalterna agli Stati Uniti, certo che si può. Ma essere indipendenti non significa per forza cambiare a trecentosessanta gradi la nostra politica estera. E certamente non significa passare da un rapporto di debolezza nei confronti degli americani a un rapporto di sudditanza nei confronti di un paese autoritario come la Cina. Ma mi spingo a dire di più, per gusto del paradosso: si può anche cambiare la politica estera, si può anche effettuare una torsione totale. Tuttavia questo deve essere frutto di una visione, di un supremo interesse nazionale. Non sono cose che possono avvenire a caso, come purtroppo sembra. E soprattutto si tratta di una materia così importante che non può non essere spiegata al paese e al Parlamento. Mi auguro che dietro questo accordo ci sia stato dello studio, un’idea, un progetto complessivo e non una scelta estemporanea e non ragionata, come appare”. La Francia, la Svizzera, la Germania hanno già rapporti economici e commerciali anche piuttosto intensi con la Cina. Macron ha venduto aeroplani. Merkel ha negoziato per là terre rare. Il punto è sapere a cosa esattamente si sta legando l’Italia. E infine ci devono anche dire con chiarezza se questa intesa mette a rischio i rapporti con i nostro alleati storici del blocco Atlantico. Siamo l’unico paese del G7 ad aderire a questo grande piano del governo cinese”. (red)