Roma, 13 mar – Istruzione – L’altra area di spesa in forte crescita è l’istruzione: 10,5 miliardi, in incremento del 9,4%. Solamente il 75,3% delle famiglie sono in grado di affrontare con il proprio reddito tutte le spese per l’istruzione, percentuale che si abbassa al 68,5% per le famiglie meno abbienti. Il 13,8% devono intaccare i risparmi e il 10,8% fanno ricorso all’aiuto di familiari e conoscenti. La spesa familiare per il welfare assorbe mediamente il 18,6% del reddito netto delle famiglie, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2017. A fronte di un reddito annuo medio rilevato di 30.134 euro, le uscite per il welfare sono pari a 5.611 euro per nucleo familiare. La dimensione della spesa di welfare varia molto in relazione alle condizioni economiche. Il paradosso è che l’incidenza delle spese di welfare in proporzione al reddito è maggiore nelle famiglie economicamente più deboli 22% che nelle famiglie agiate (oscillante tra il 16 e il 18,6%). Ciò̀ non ci stupisce, trattandosi di spese in larga misura incomprimibili. Nondimeno questo dato evidenzia la grande fatica, per famiglie dal reddito medio molto basso, ad accedere a servizi come quelli per la salute e l’istruzione, rispondenti a bisogni fondamentali. I grandi squilibri della struttura del welfare familiare italiano, nel quale il peso economico di servizi essenziali risulta particolarmente gravoso per le famiglie meno abbienti, determina estesi fenomeni di rinuncia alle prestazioni. Il settore più critico è quello dell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti, con un tasso medio del 48%. La rinuncia a cure sanitarie è mediamente del 40,8% e sale al 61,5% per la fascia più debole, con un 17% di rinuncia rilevante che colpisce particolarmente le visite mediche e le cure odontoiatriche. Il 36,7% delle famiglie con figli a scuola o nell’università fanno rinunce a spese per l’istruzione, e per il 15% si tratta di rinunce rilevanti, con una incidenza sul percorso formativo. Le famiglie rinunciano anche a spese per la cultura e il tempo libero: in media il 54,4%. Ciò si deve al fatto che i sistemi pubblici di welfare hanno subito negli ultimi anni una forte riduzione delle capacità di prestazione, come conseguenza del necessario contenimento della spesa pubblica. Il risultato è che molte prestazioni essenziali sono ottenibili solo a pagamento. Gli impatti sociali di questo problema sono pesanti e generalizzati in tutte le aree del welfare.
(red)