Roma, 13 mar – La prima “libera uscita” lo riporta nel cuore del nuoto. Manuel Bortuzzo, giovane promessa dello sport italiano, mercoledì 13 marzo ha lasciato per alcune ore la Fondazione Santa Lucia, eccellenza nel settore, dove ha iniziato la neuro-riabilitazione e abbraccia simbolicamente tutti coloro che lo hanno conosciuto, seguito, assistito, supportato, incoraggiato, amato incondizionatamente da quella maledetta notte tra il 2 e 3 febbraio, quando venne colpito da un colpo di proiettile a Roma da due giovani che lo avevano scambiato per un’altra persona con cui avevano litigato poche ore prima in un locale. Da quel giorno, Manuel non ha più l’uso delle gambe, ma ha già iniziato la lunga e faticosa terapia per provare a tornare quello di prima. Manuel parla dal Centro Federale di Ostia, nella piscina in cui si allenava con i campionissimi Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti e l’amica Ilaria Cusinato, che conosce fin dai tempi di Venezia. Al suo fianco, come sempre, mamma Rossella e papà Franco e il presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli. Da quella tragica notte all’Axa, Manuel è diventato il figlio di tutti. E lui è più forte di tutti gli altri. Non conosce la compassione, non conosce il rancore, conosce solo la speranza e la fede. “Non maledico quel giorno, perché stavo vivendo la mia vita – dice con voce chiara e convincente – Si è trattato di uno sbaglio e adesso voglio soltanto andare avanti e pensare a me stesso. Non mi importa di chi mi ha sparato, cosa posso dire di quel genere di persone, se li incontrassi riderei. Lo sport mi ha insegnato a restare tranquillo, ma questa forza interiore fa parte della nostra famiglia. L’aiuto di tutti voi è importante e vi ringrazio”.
(SEGUE)