Roma, 14 mar – “Se l’umanesimo cristiano di Jacques Maritain rappresenterà la base valoriale più vicina o avvicinabile alle riflessioni che sin dagli Anni quaranta Donat-Cattin presentò all’attenzione dell’opinione pubblica per mezzo della sua instancabile pubblicistica, la sua formazione sindacale, iniziata a conflitto ancora in corso negli anni dell’Olivetti, lo porterà a essere un riferimento indiscusso per l’intero movimento cattolico italiano”, ha aggiunto la presidente del Senato. “Il lungo percorso istituzionale di Carlo Donat-Cattin dimostra che solo attraverso i grandi slanci ideali, i pensieri difficili e di lungo respiro, articolati e ispirati all’etica della responsabilità, possono configurarsi come base per costruire solidi rapporti personali. Rapporti in grado di superare differenziazioni politiche, contingenze storiche o convenienze di parte – ha sottolineato la Casellati – Mai ciecamente ubbidiente, costantemente ascoltato, unanimemente stimato, anche dagli avversari interni ed esterni. “Aveva capito, forse meglio di chiunque altro, certamente in anticipo sui tempi, che in una fase internazionale ancora caratterizzata dalla logica dei due blocchi, un governo delle larghe intese avrebbe fatto solo gli interessi di una ristretta cerchia di dirigenti – ha concluso la Casellati – Due culture, quella democratico cristiana e quella comunista, meritevoli di rispetto e di attenzione, ma ancora non mature per non restare ancorate alla dicotomia politica maggioranza-opposizione che rappresentava l’unica strada per preservare, all’interno di entrambe, quelle vitali forme di pensiero critico, libero e non allineato”. (red / PO)