Roma, 18 mar – “L’occasione è opportuna – continua la nota del Comitato – per auspicare che, anche alla luce delle iniziative nostre e di altri, fintanto che non si avrà la piena consapevolezza delle difficoltà che hanno le migliori intelligenze del paese a sopravvivere in sistema di questo tipo, le istituzioni evitino di rivolgere più o meno intriganti inviti al rientro nel paese di origine, e soprattutto di ostacolare la mobilità di chi avesse l’intenzione di realizzare in condizioni migliori i propri progetti di vita misurandosi col mondo globalizzato. Infatti il modo di attrarre le nostre e altrui risorse umane dall’estero non può consistere in modesti correttivi al sistema (come presunte agevolazioni fiscali o assunzioni con vantaggi effimeri) bensì in cambiamenti profondi capaci di esercitare una vera attrazione in un contesto internazionale altamente competitivo. In questo senso andrebbero privilegiate iniziative, come quelle suaccennate, in grado di produrre esclusivamente vantaggi sistematici alla società italiana nel suo complesso incoraggiando indirettamente il rientro di chi, avendola abbandonata, si trova in fase di ripensamento. In tutti i casi, -conclude il Coordinamento del Comitato 11 ottobre – riguardo al caso specifico, fermi nel proposito di coordinarci con i settori delle istituzioni più sensibili a questo genere di problemi in termini costruttivi, riteniamo che, onde contenere il danno che potrebbe produrre un passaparola negativo sul piano internazionale tra gli oltre cinque milioni di italiani residenti all’estero (ma quasi il doppio nella realtà, se si eccettua il funzionamento dell’incerto istituto dell’iscrizione all’AIRE), si ritiene indispensabile che il ministero controllante, cioè quello dell’economia, si faccia promotore di una direttiva chiarificatrice agli organismi sottoposti”. (red)