Roma, 18 mar – “C’è chi pensando alla parola “genocidio” fa riferimento solo ad Auschwitz, ma anche quello che è successo venerdì scorso in diretta Facebook in Nuova Zelanda, dove è avvenuta una strage di musulmani – 50 morti e 50 feriti – ci ricorda che il germe del genocidio è sempre attuale. Si può, infatti, parlare anche in questo caso di genocidio in quanto è legato all’idea di colpire una parte di un gruppo, come i musulmani che si recano ogni venerdì in moschea. Genocidio significa, appunto, uccisione di gruppo. La Shoa dimostra che il dialogo è l’unica speranza di salvezza come dimostrano anche istituzioni come l’Onu e l’Ue. Bisognerebbe fare tesoro dell’insegnamento di Primo Levi: chi perde la memoria rischia di ferirsi nuovamente. Bisogna perciò dire “basta odio”, non solo “basta Auschwitz”. La strage di Christchurch ci insegna che la guerra non ha più sembianze “classiche”’, ma è fatta attraverso il terrorismo, tramite il quale si diffonde l’odio di gruppo che è cieco, come fanno vedere i social. Dipende, quindi, da noi voltare pagina”. Lo ha sottolineato Giovanni Maria Flick, membro dei comitato scientifico per la realizzazione del Giardino dei Giusti di Roma partecipando alla cerimonia che si è svolta oggi a Villa Pamphili in cui sono stati piantati 5 nuovi alberi per atrettante persone che si sono distinte per coraggio ed umanità come Alexander Langer, Ursula Hirschmann, Bronislaw Geremek, Antonio Megalizzi e Karen Jeppe. (Pep)