(18 marzo 2019) Laura Laurenzi, raffinata cronista di costume e fatti sociali, figlia d’arte, ripercorrendo le tappe della sua educazione sentimentale ci regala un ritratto dell’Italia della ricostruzione. Solferino lo pubblica con il titolo “La madre americana”. E’ la storia di una famiglia speciale: un padre giornalista e scrittore affermato, una madre arrivata a Roma con la divisa da ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti per organizzare gli aiuti ai bambini sfollati. L’Italia stessa, in quegli anni, era un Paese speciale che oscillava fra due estremi: da una parte la disperazione di chi non aveva nulla, dall’altra i fasti di una capitale euforica in preda alla Dolce Vita, ai suoi lussi e ai suoi capricci.
Laura, la figlia dell’“americana”, cresce più con le tate che con la mamma, occupata con gli altri 11.385 bambini di cui cura l’adozione a distanza. Cresce insieme al suo paese. Nel pantheon televisivo di Laura bambina c’è il maestro Manzi di “Non è mai troppo tardi”, che insegna a molti italiani a leggere e scrivere. C’è Angelo Lombardi, l’amico degli animali, un po’ esploratore un po’ domatore di leoni, che porta in studio le bestie più diverse. C’è Padre Mariano , che comincia le sue trasmissioni augurando “pace e bene a tutti”. Sono loro i sensori popolari di un’ Italia che cambia velocemente pelle e che grazie al boom esce dall’emergenza del dopoguerra. E’ anche l’Italia di Pasolini e dei grandi scrittori amici di famiglia, di Montale e Cassola, Bassani e Cancogni. L’Italia di un Sessantotto in cui molti si annoiano, altri si perdono e tutti smettono di studiare. Italie diverse che Laura Laurenzi racconta con delicatezza e ironia, facendo rivivere gli anni trascorsi insieme alla madre, troppo pochi e troppo lontani.