Roma, 19 mar – “Gli Stati Uniti vogliono essere in grado di influenzare le future direzioni in cui l’Italia si muove, politicamente, economicamente e in generale. Se sei un cittadino italiano, non hai alcuna protezione legale dallo spionaggio Usa. E allora basta pensare cosa questo possa significare per un giudice italiano che indaghi su un caso che riguarda gli Stati Uniti, per un politico italiano, per un reporter che lavora a un articolo scomodo peri poteri oltreoceano”. Lo afferma Edward Snowden, celebre ex agente dell’intelligente Usa, in una intervista a Repubblica via chat da Mosca, dove ha trovato asilo. Spiega che il suo permesso di residenza temporaneo in Russia “è stato già rinnovato e forse lo sarà ancora una volta o per sempre, a meno che non mi accolga l’Italia…”. E dell’extraordinary rendition di Abu Omar dice: “Ho lavorato giusto un paio di giorni a Milano, quando ero nella Cia: un collega era andato in vacanza e c’era bisogno che qualcuno andasse lì perché i computer non avessero problemi. Amo Milano, una città bellissima. Incontrai alcuni agenti Cia non implicati direttamente nella rendition, che era stata gestita a Roma, ma che conoscevano quelli di Roma. La cosa incredibile è che tutte le spie Cia in Italia erano arrabbiate per l’operazione e per l’inchiesta della magistratura, ma non erano infuriate perché i loro colleghi avevano violato i diritti umani, erano infuriate perché erano stati così sciatti! I vostri magistrati hanno fatto un grande lavoro. Una pura indagine di polizia. Quelle spie non avevano preso alcuna precauzione, perché non avevano alcun rispetto della sovranità italiana Non pensavano che gli italiani avrebbero fatto qualcosa, se fossero stati scoperti: li vedevano come bambini”. E conclude: “Quello che è successo nel 2013 è che, improvvisamente, è stato rivelato ciò che gli esperti sapevano fosse possibile, almeno in via teorica (spiare miliardi di persone contemporaneamente, ndr). Tutto ciò avviene su larga scala a opera di governi e aziende che avevano assolutamente negato. E tutti noi abbiamo sempre avuto questa idea che le forze di polizia raccolgano prove contro un sospetto chiedendo prima un mandato all’autorità giudiziaria e solo dopo averlo ottenuto, lo intercettano. Ma il mondo è cambiato, perché la tecnologia avanza molto più velocemente della nostra capacità di controllarla con le leggi”. (red)