Roma, 20 mar – Del cosiddetto turismo “di ritorno” ovvero quello generato dagli italiani residenti all’estero si è parlato ieri alla Camera in occasione della presentazione della XIV edizione delle Giornate dell’emigrazione, evento organizzato dall’Asmef e patrocinata dal ministero per gli Affari esteri. La rassegna è incentrata sull’emigrazione italiana nel mondo e si concentra su diversi temi tra cui appunto il turismo di ritorno, le eccellenze imprenditoriali nel mondo, i prodotti enogastronomici come strumenti di promozione del Paese. “Prima di parlare di turismo di ritorno bisogna capire qual è la tipologia dei rientri” spiega a 9colonne Delfina Licata, curatrice del “Rapporto Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes tra i protagonisti dell’appuntamento alla Camera. “La ricerca del dato è molto difficile in questo momento – continua Licata che aggiunge: – e poi bisognerebbe trovare nuove strade, nuove metodologie proprio per cercare di capire che tipi di rientri ci sono considerando la complessità del fenomeno” migratorio oggi . Alla domanda “è possibile un ritorno degli emigrati?” Licata risponde: “Sarà possibile nel momento in cui si compie il vero processo emigratorio che è dato di partenze e di rientri. In questo momento il problema dell’Italia è che si parte ma troppo spesso non si può scegliere di ritornare”. E per far tornare in patria gli italiani che sono oggi oltreconfine è necessario un cambiamento: “Perché l’Italia oggi – precisa Licata – non appare una meta attrattiva”. “Bisogna cercare di rendere l’Italia attrattiva e bisogna anche studiare quelle strategie messe in atto da altre realtà proprio per attirare le persone che hanno fatto esperienze all’estero a ritornare nei luoghi d’origine – dice Licata – ci sono piccole realtà positive nel nostro Paese che curano il turismo delle radici. Che è diverso dal turismo di ritorno perché – spiega la sociologa e ricercatrice sociale – il soggetto che viene coinvolto è visto non come un soggetto economico ma come una persona con cuore e sentimenti, che in Italia viene non solo per conoscere la Patria dei propri avi ma per ritrovare una propria identità”. (PO / Gil)