Roma, 22 mar – A livello europeo, la diffusione e l’importanza delle pratiche irrigue sono significativamente maggiori negli Stati membri meridionali, in particolare dell’area mediterranea.
La propensione all’irrigazione degli Stati dell’Unione europea varia nel 2016 da valori prossimi allo zero in alcuni paesi a oltre il 30% in altri. Malta (31,4%), Grecia (23,6%), Cipro (21,0%) e Italia (20,3%) sono i Paesi che presentano i valori più alti; qui, infatti, più del 20% della superficie agricola utilizzata viene sottoposta a irrigazione. L’irrigazione si presenta del tutto marginale, con percentuali uguali o inferiori allo 0,7%, negli altri paesi Ue (Figura 4). Sul territorio nazionale, la maggiore superficie irrigata è in Lombardia (20,0%), seguita da Piemonte (14,0%) e Veneto (12,9%).
della Bulgaria non è disponibile.
Quanto alla propensione regionale all’irrigazione, ancora una volta è la Lombardia in testa alla graduatoria, dove il 53,3% della Sau è irrigato; seguono Veneto (42,2%) e Piemonte (37,2%). Nelle Marche, di contro, si registra il valore più basso (3,4%).
Nel 2016 il 18,6% della superficie irrigata è coltivata a mais da granella; seguono erbai e altre foraggere avvicendate (17,3%), l’insieme di fruttiferi e agrumi (12,0%) e le colture ortive a piena aria (9,6%) .
Non tutte le colture richiedono un’irrigazione completa. La quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione dipende da diversi fattori, quali il clima, le condizioni meteorologiche, il tipo di coltura, le caratteristiche del suolo, la qualità dell’acqua, le pratiche di coltivazione e le tecniche di irrigazione scelte.
Il riso è l’unico tipo di coltivazione con la superficie totalmente irrigata; un consistente apporto idrico è necessario anche per le colture ortive in piena aria e per il mais da granella (oltre il 70% della superficie coltivata) e per fruttiferi e agrumi (60%). Di contro, prati permanenti e pascoli, cereali per la produzione di granella (a esclusione di riso e mais) e colture industriali sono meno idroesigenti. (red)