Roma, 22 mar – “Sono stato mosso – spiega Manara parlando del suo ultimo lavoro su Caravaggio – dal piacere e dalla voglia di raccontare una vita straordinaria, la vita di un artista che ha vissuto come un personaggio dei fumetti: Caravaggio era una specie di avventuriero, picaresco, sempre pronto con la spada, che si è fatto imprigionare varie volte, che è riuscito a fuggire ma che ogni volta che stava per arrivare vicino alla grazia e quindi alla salvezza ne combinava delle altre. La sua vita è stata proprio un romanzo a puntate, per questi motivi mi sembrava particolarmente adatta a essere raccontata a fumetti”. Quello tra Caravaggio e Manara è stato un po’ un “incontro” tra due artisti, ma Manara si schernisce ad essere anche solo lontanamente accostato al genio di Michelangelo Merisi: “Non metterei nella stessa frase me e Caravaggio, c’è una bella differenza . . .” sottolinea con il sorriso l’autore, che poi racconta il suo approccio personale nel raccontare la vita dell’artista: “Ho pensato al personaggio di Ipazia perché c’era bisogno di incarnare l’idea della grazia in un personaggio, e il personaggio più adatto mi sembrava fosse quello di una ragazza che interviene varie volte negli ultimi anni della vita di Caravaggio, tirandolo spesso fuori dai guai. Gli cura la ferita grave che gli era stata inferta nel duello, lo nasconde agli sbirri che lo ricercavano, interviene per liberarlo dalla prigione in cui era stato rinchiuso a Malta e lo salva da un agguato a Napoli in cui rimane ferito. Interviene ancora per l’ultima volta ma troppo tardi purtroppo: finalmente arriva la grazia, che gli viene concessa però solo dopo la sua morte. Questa ragazza rappresenta la grazia che di volta in volta Caravaggio sta per conquistare e ottenere, ma che invece a causa del suo carattere ribelle ogni volta sfuma facendolo precipitare di nuovo nella dannazione”. (SEGUE)