Roma, 27 mar – Scomponendo il dato per competenze, filiere e settori, l’occupazione in ambito ecosostenibile (green skill, sviluppo dell’economia circolare, ecc.) coprirebbe una quota pari al 18,9% sul totale del fabbisogno generato fino al 2023. In termini assoluti, il volume di lavoro attivabile con questo profilo di competenze sarebbe pari a 481mila unità (poco meno di 100mila unità annuo). Il digitale – che rappresenta l’altro grande trend innovativo per le competenze richieste – presenta un fabbisogno complessivo di 214mila occupati, mentre la filiera “salute e benessere” svilupperebbe, al 2023, circa 324mila occupati, con un valore medio annuo di 64mila unità. Il settore dedicato all’offerta di beni e servizi con l’obiettivo di proteggere l’ambiente e di limitarne uno sfruttamento non sostenibile ha generato in Italia, nel 2017, un valore della produzione per 78 miliardi di euro. L’occupazione collegata con il settore delle “Eco-industrie” ha raggiunto nello stesso anno le 388mila unità di lavoro (tab. 2). Il valore aggiunto ha superato il 36 miliardi, con un incremento in termini assoluti, rispetto al 2014, di oltre 3 miliardi di euro. Fra il 2014 e il 2017 il settore ha fatto registrare una crescita del 4,6% delle unità di lavoro, dell’11% del valore aggiunto e del 3,6% del valore della produzione. Fatto 100 quest’ultimo indicatore, la quota del 50,7% è riconducibile ad attività di conservazione, mantenimento e miglioramento dello stock di risorse naturali, mentre la quota restante (49,3%) è imputabile ad attività di prevenzione, riduzione ed eliminazione dell’inquinamento e del degrado ambientale. Il peso del settore è in sostanza pari al 2,4% del valore complessivo dell’economia italiana. (SEGUE)