Milano, 27 mar – In un periodo in cui si parla di “bisogno di storia”, di “uso pubblico della storia” e del rapporto attivo fra Storia e Memoria, il convegno si concentra su cosa sanno offrire in concreto i nuovi mezzi di comunicazione agli storici e al pubblico, cosa si può chiedere loro di offrire anche in rapporto al nostro vasto patrimonio audiovisivo. Istituzioni e professionisti della comunicazione, archivisti e storici, studiosi dei media e mondo della cultura riflettono circa il rapporto tra media audiovisivi e storia, un campo di analisi particolarmente significativo per le questioni che solleva e per la loro ricaduta sulla comprensione del presente. Quelli che erano chiamati “mezzi di comunicazione di massa” ora si sovrappongono, si combinano, si piegano con maggiore flessibilità a usi, tempi e spazi dettati dalle esigenze individuali di chi li utilizza. Il cambiamento non è confinato solo alla tecnologia, ma tocca la “cultura” nel senso più ampio e antropologico della parola: un patrimonio di conoscenze, di nuove convenzioni sociali e di inedite espressioni di socialità. A questo corrisponde la diffusione del concetto di public history il quale fa riferimento alla possibilità che la narrazione storica esca dalle aule universitarie, così come dai convegni o dalle riviste scientifiche, e incontri il bisogno più o meno diffuso di conoscere e ricostruire il passato da parte di un pubblico composto non necessariamente da addetti ai lavori. (segue)