C’è una strana idea della politica nella legge che equipara ai partiti le organizzazioni no profit – dalle società filarmoniche alle bocciofile – quando nei loro organismi direttivi ci sono persone che in passato hanno fatto parte di parlamenti, consigli, governi o giunte. L’aver fatto politica diventa motivo di forte sospetto e così la legge cosiddetta spazzacorrotti, in vigore dalla fine di gennaio, sottopone fondazioni, associazioni e comitati che abbiano al loro interno ex politici, anche uno solo, a una serie di obblighi aggiuntivi, tra cui quello di far esaminare i bilanci a (costose) società di revisione, di riscrivere gli statuti secondo le regole che si applicano ai partiti, di comunicare tutti i propri dati, compreso l’elenco dei donatori, al presidente della Camera perché li renda pubblici.
Sull’idea che la società civile per mantenersi sana debba stare lontana dalla politica non c’è stato un grande dibattito in parlamento, ma fuori dal Palazzo della questione si discute molto. Si sono mobilitate tutte le sigle del volontariato e dell’associazionismo. E’ sceso in campo tra gli altri il professor Stefano Zamagni, chiamato ora dal papa a dirigere la Pontifica Accademia delle Scienze sociali, e in passato presidente dell’Agenzia per il terzo settore. Dice l’economista bolognese che secondo la nuova norma “la politica sarebbe talmente infetta che occorre impedire che contagi altri soggetti”. E’ un cattivo segnale, per di più contradditorio, visto che tutti – dai professori ai magistrati – possono tornare al loro lavoro dopo aver fatto politica, senza che ciò sia considerato un titolo di demerito. Il ministro Bonafede ha fatto sapere che il governo terrà contro delle obiezioni. Ma è chiaro che stiamo parlando di una questione – l’antipolitica – che questo governo ha nel dna.