Padova, 3 apr – La nostra vita dipende in modo cruciale dai dispositivi
elettronici che, a loro volta, si basano sul trasporto elettronico. In natura i
processi di trasferimento di elettroni sono fondamentali e vengono realizzati con
meccanismi altamente qualitativi, basti pensare agli enzimi o alla fotosintesi.
Pertanto lo sviluppo di dispositivi elettronici basati esclusivamente su
biomolecole è altamente auspicabile, dati gli evidenti risparmi economici e
guadagni ambientali che questa rivoluzione comporterebbe.
Tuttavia le biomolecole hanno spesso poca stabilità al di fuori del loro ambiente
naturale. Il DNA, ad esempio, mostra una buona conduttività solo per brevi
distanze, dopo di che diventa un isolante. Le proteine, materiali molto
promettenti per le applicazioni bioelettroniche, spesso sono troppo instabili al
di fuori del loro ambiente biologico per essere davvero utili. Marta De Zotti del
Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova ed Emanuela Gatto,
ricercatrice dell’Università di Tor Vergata, hanno sviluppato un minuscolo
dispositivo interamente formato da molecole biologiche auto-assemblate che riesce
a convertire la luce in corrente elettrica con un’efficienza maggiore di altri
sistemi simili (ma “non bio”) e la cui stabilità dura mesi. L’articolo che
descrive il lavoro di ingegneria biochimica, proposto da De Zotti e Gatto, è
stato pubblicato dalla rivista «Angewandte Chemie International Edition» con il
titolo “Building Supramolecular DNA‐Inspired Nanowires on Gold Surface: from 2D
to 3D”. (BIG ITALY / SEGUE)