Roma, 5 apr – “Sono lieto di indirizzare un saluto all’Associazione Trentini nel Mondo onlus e all’Unione Nazionale delle Associazioni di Immigrazione ed Emigrazione (UNAIE). Entrambe le organizzazioni intendono accompagnare i concittadini italiani che emigrano ed aiutarli ad integrarsi all’estero, senza perdere i loro legami con la terra e la comunità d’origine”. Inizia così la lettera aperta del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, con la quale esprime il suo apprezzamento per la loro attività nel mondo delle migrazioni alla Trentini nel mondo e all’UNAIE. “Le odierne rapide trasformazioni sociali, frutto della globalizzazione, e i profondi cambiamenti antropologici provocati dal rapido evolversi della scienza e della tecnologia, rendono invitabile confrontarsi con una crescente interazione di persone e di culture – si legge nella lettera -. È una ricchezza che occorre saper guidare con prudenza e saggezza”. Il cardinale Parolin incoraggia i due enti a proseguire il loro impegno, e cioè “a creare rapporti umani positivi e a contribuire con questo alla costruzione del mondo che, con gli sforzi di oggi, potrà, domani, essere migliore per molti”. “Il primo diritto riguardante la migrazione è quello di non essere costretti a emigrare, ma di rimanere nel proprio Paese in condizioni di pace, di sicurezza e di sviluppo – afferma Parolin -. Non si sottolineerà mai abbastanza che occorre lavorare con urgenza sulle cause degli spostamenti di persone, molteplici, ma in massima parte ascrivibili a comportamenti umani e, quindi, risolvibili. Contemporaneamente, trattandosi di una questione globale, essa va affrontata e assunta a livello globale, con la partecipazione responsabile e solidale di tutti gli attori della comunità internazionale. La Chiesa non manca di fare la sua parte, in tutti i Paesi e in modo molto concreto, anche a fianco delle Autorità civili, affinché, senza trascurare la popolazione locale e certamente considerando le possibilità e le capacità del tessuto economico, politico e sociale di integrare i nuovi arrivati, si possano valutare in modo sereno e sostenibile le modalità di inserimento e le politiche da adottare”. (Red)